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BergamoWifi

Bergamo più europea con il nuovo sistema Wifi

Da martedì 19 maggio è iniziata l’installazione di 62 punti d’accesso in tutta la città per una copertura di quasi 1,3 milioni di metri quadrati, con una tecnologia all’avanguardia e una potenza di segnale compresa di 3 Mb in download e upload per ogni device. E’ il nuovo Bergamo Wifi, un servizio che fa della città di Bergamo una delle più interessanti, dal punto di vista della connettività pubblica gratuita, in Italia e non solo.

Collegarsi al servizio è semplicissimo: basta inviare un sms al numero 342.4035035 scrivendo “Ciao” (o “Hello”), il sistema risponderà in pochi istanti inviando le credenziali per accedere alla rete. Una volta effettuato il login non sarà più necessario fornire le proprie credenziali d’accesso: proprio come il wifi di casa, ma più veloce. Il sistema risponde in italiano e in inglese, a seconda del tipo di richiesta ricevuta. Il servizio è in fase di espansione: al momento sono attivi in città ben 47 punti d’accesso, una copertura che conduce, in continuità di segnale, dal piazzale Marconi fino a Bergamo Alta, coprendo tutto il Sentierone allungato (da piazza Pontida a piazzetta Santo Spirito), l’area dell’Accademia Carrara e della Gamec, la Fara e il complesso di Sant’Agostino. Atb Azienda Trasporti Bergamo ha installato sui 4 Airport Bus un sistema wifi che consenta a tutti coloro che viaggiano sulla linea che collega l’aeroporto di Orio al Serio al centro di Bergamo e a Città Alta di navigare gratuitamente in internet. “Bergamo diventa oggi una città più europea, ai livelli di alcuni delle principali capitali del nostro continente, con la rivoluzione del proprio sistema wifi: – sottolinea il sindaco di Bergamo Giorgio Gori – grazie al nuovo Bergamo Wifi, tutti i cittadini e i visitatori di Bergamo potranno avere una migliore esperienza della città, rimanendo connessi praticamente in tutte le aree di maggiore interesse e attrattività della città. ” “Siamo al lavoro – spiega l’Assessore all’Innovazione del Comune di Bergamo Giacomo Angeloni – per installare ulteriori punti d’accesso, nel tentativo di coprire anche quasi tutto l’arco delle Mura Venete fino in Colle Aperto. Un progetto davvero ambizioso per la nostra città.” I tecnici del Comune di Bergamo e della ditta Selene, la società di telecomunicazioni del Gruppo A2A che si è aggiudicata l’appalto per l’installazione del Bergamo Wifi, continueranno a lavorare nei prossimi giorni per installare tutti i cartelli e gli ultimi punti d’accesso previsti. “La notizia – continua Angeloni – è che finalmente la fibra è arrivata anche sui Colli di Bergamo, raggiungendo San Vigilio. Nei prossimi giorni saremo quindi in grado di connettere San Vigilio, nei pressi della stazione della Funicolare, e da lì, grazie a un ponte radio, Astino, completando così il progetto che prevede la copertura di due punti che si preannunciano molto frequentati nella prossima estate.”

Facebook Bergamo Wifi è su Facebook: non solo sarà possibile reperire tutte le informazioni sui punti di accesso e sulla connettività del servizio, ma sarà anche possibile inviare segnalazioni su possibili ed eventuali disservizi, porre domande sulle caratteristiche del servizio, seguire gli sviluppi di un sistema in espansione.

IoT

Internet of Things

Da Wikipedia: In telecomunicazioni Internet delle cose (o, più propriamente, Internet degli oggetti o IoT, acronimo dell’inglese Internet of Things) è un neologismo riferito all’estensione di Internet al mondo degli oggetti e dei luoghi concreti […] L’Internet delle cose è vista come una possibile evoluzione dell’uso della Rete. Gli oggetti si rendono riconoscibili e acquisiscono intelligenza grazie al fatto di poter comunicare dati su se stessi e accedere ad informazioni aggregate da parte di altri. Le sveglie suonano prima in caso di traffico, le piante comunicano all’innaffiatoio quando è il momento di essere innaffiate, le scarpe da ginnastica trasmettono tempi, velocità e distanza per gareggiare in tempo reale con persone dall’altra parte del globo, i vasetti delle medicine avvisano i familiari se si dimentica di prendere il farmaco. Tutti gli oggetti possono acquisire un ruolo attivo grazie al collegamento alla Rete. L’obiettivo dell’internet delle cose è di far sì che il mondo elettronico tracci una mappa di quello reale, dando un’identità elettronica alle cose e ai luoghi dell’ambiente fisico. Gli oggetti e i luoghi muniti di etichette Identificazione a radio frequenza (Rfid) o Codici QR comunicano informazioni in rete o a dispositivi mobili come i telefoni cellulari. I campi di applicabilità sono molteplici: dalle applicazioni industriali (processi produttivi), alla logistica e all’infomobilità, fino all’efficienza energetica, all’assistenza remota e alla tutela ambientale.

InNOVA Bergamo ha organizzato una serata dedicata al tema dell’Internet of Things, invitando Pier Bardoni, co-fondatore di Things, un’azienda di design fisico-digitale (http://things.is/).

Attraverso l’IoT i devices sono messi in connessione con le persone per poter migliorare la loro vita; gli oggetti non sono più passivi, ma possiedono diversi gradi di intelligenza interna e connessione, e raccolgono dati in tempo reale. Bardoni ha presentato alcuni prodotti creati da Things: Sclack, che permette di controllare ogni chiusura elettronica e condividere facilmente l’accesso tramite delle chiavi digitali; Ulock, un lucchetto per biciclette senza chiavi, che si controlla dallo smartphone tramite connessione bluetooth, è geolocalizzato, sicuro e duraturo; Parkey, una app che permette di trovare facilmente parcheggio, entrare, pagare e uscire nelle aree di parcheggio in Milano.

Periferia_1

Rammendo e rigenerazione urbana per il nuovo Rinascimento – Convegno Fondazione Italcementi

Periferia_2Sabato 24 gennaio scorso si è tenuto il Convegno annuale della Fondazione Italcementi, dal titolo “Rammendo e rigenerazione urbana per il nuovo Rinascimento”, prendendo spunto dal manifesto di Renzo Piano.

Piano ha infatti fondato il gruppo di lavoro G124 presso il suo ufficio di Senatore a vita a Palazzo Giustiniani a Roma, e con l’indennità paga una squadra di giovani architetti selezionati online che lavora su progetti dedicati ad alcune periferie urbane italiane. L’obiettivo è considerare queste realtà come elementi da valorizzare e da recuperare, immaginando una nuova linea di demarcazione tra città e campagna e uno sviluppo urbano intensivo (in altezza e profondità) e non estensivo (in larghezza, consumando suolo) con l’utilizzo di materiali innovativi e di tecnologie. “Costruire sul costruito”, su impianti industriali e militari dismessi e molto spesso prossimi alla decadenza.

Oltre a Renzo Piano, che ha aperto il Convegno con un videodiscorso, sono intervenuti, moderati dal giornalista Walter Mariotti: l’architetto Mario Cucinella, il filosofo Silvano Petrosino, lo scrittore ed economista Geminello Alvi, l’economista ed editorialista del Corriere della Sera Francesco Daveri, il Presidente di Assoimmobiliare Aldo Mazzocco, il Sindaco di Bergamo Giorgio Gori, l’architetto Michele Molè (progettista del Padiglione Palazzo Italia a Expo 2015) e il Ministro delle Infrastrutture e Trasporti Maurizio Lupi. Ha concluso Giampiero Pesenti, Presidente di Italcementi.

Per ulteriori approfondimenti:

http://www.fondazioneitalcementi.it/attivita/convegni/rinascimento.html

Rassegna stampa: Eco di Bergamo, Eco di Bergamo 2, Il Sole 24 ore, Corriere della sera

 

 

Bergamo

Conoscere e governare la città che cambia – La domanda di città a Bergamo

L’Associazione InNOVA BERGAMO è lieta di condividere pubblicamente la relazione “Conoscere e governare la città che cambia – La domanda di città a Bergamo”, redatta dal Prof. Matteo Colleoni, professore associato di Politiche Urbane all’Università di Milano Bicocca.

Abbiamo organizzato in queste settimane alcuni incontri a beneficio dei soci, invitando ricercatori ed esperti a discutere su queste tematiche. Abbiamo deciso di divulgare progressivamente i materiali usati nelle nostre discussioni per stimolare in modo ampio ed aperto il dibattito esistente sul futuro di Bergamo, anche all’esterno delle nostre riunioni interne. Nelle prossime settimane pubblicheremo nuovi contenuti e arricchiremo ulteriormente il sito internet.

Ringraziamo il Prof. Colleoni per la disponibilità dimostrata.

Ricordiamo infine che l’Associazione InNOVA BERGAMO ha le porte sempre aperte per tutti coloro che sono interessati a curiosare ed eventualmente ad associarsi. Vi invitiamo a scriverci usando la sezione “contatti” di questo sito.

 

Smart city

«Smart City» a un bivio decisivo

L’articolo di Carlo Mochi Sismondi, pubblicato su Il Sole 24 Ore, 14 ottobre 2013.

Nei prossimi sette anni arriveranno, dall’Europa direttamente sulle città italiane, almeno cinque miliardi di finanziamenti per l’innovazione. Una pioggia di soldi degna di altri tempi che è certo una grande opportunità, ma anche una sfida. Una sfida che rischiamo di perdere senza cambiamenti strutturali nel modo di progettare gli interventi, nella governance dell’innovazione, negli strumenti di partnership tra pubblico, privato e cittadinanza attiva, senza una nuova sinergia che eviti frammentazioni egoistiche e promuova collaborazione, standardizzazione delle soluzioni, condivisione dei percorsi.

Cominciamo dai finanziamenti. Circa un miliardo è stato già stanziato dai tre successivi bandi per le smart city; la programmazione europea 2014-2020, giunta in queste settimane alla stretta finale, prevede che circa il 5% dei 30 miliardi che sono previsti per l’Italia vada alle città, cifra che raddoppia con il cofinanziamento nazionale; almeno un altro miliardo arriverà dai bandi per l’efficientamento energetico, per i trasporti e la logistica. Il problema è che questi soldi arriveranno solo se dimostreremo capacità di progettare, impegnare e spendere. L’anamnesi è molto negativa: trascorso oltre l’80% del tempo disponibile per utilizzare i fondi 2007-2013, abbiamo impegnato solo il 40% delle risorse disponibili, con territori importanti (vedi i Por della Calabria o della Campania) che non superano il 25%. L’accelerazione data dal Governo Monti, con l’allora ministro Barca, è stata impressionante, ma non ci ha impedito di essere collocati al 26° posto sui 27 Stati della Ue per capacità di spesa.

A questa scarsa capacità di spesa fa riscontro una governance centrale che, come stiamo vedendo nel caso dell’Agenda digitale, non riesce a trovare neanche la sua forma giuridica per intervenire. Che, a oltre un anno e mezzo dal decreto che l’annunciava, il programma per l’Agenda digitale latiti tra statuti fantasma dell’Agenzia e leadership incerta e confusa con affollati comitati di ministri, digital champion e direttori che non dirigono nulla, la dice lunga sulla nostra possibilità di essere veloci e incisivi, come richiederebbero sia il momento sia la materia in continua evoluzione.

Passando poi alle città, le beneficiarie dirette degli interventi, vediamo anche qui uno iato tra dichiarazioni di intenti ed effettiva operatività. Da una ricerca recente svolta dall’Osservatorio Smart City dell’Anci in collaborazione con Forum Pa emerge che tra le prime 40 città italiane che hanno dichiarato di voler divenire “smart”, solo il 31% ha scelto una forma di governance per questa politica, mentre il 69% non ha ancora definito la composizione della regia politica e organizzativa che deve guidare la pianificazione della smart city. Insomma non sanno chi dovrà prendere in carico questa politica. Ma senza una testa unitaria si rischiano interventi dispersi e frammentari, il contrario della visione olistica che deve star dietro alla costruzione della comunità intelligente.
Un ultimo grave deficit affligge le nostre amministrazioni: fanno enorme fatica a lavorare in rete e a fare sistema sia al proprio interno, coinvolgendo spesso in modo solo formale la società civile e le imprese, sia tra amministrazioni omologhe. Basti pensare al fallimento sostanziale che hanno avuto sinora le politiche per l’unione dei comuni, per le funzioni associate, per le azioni di sistema, cosa che è tanto più grave in una Paese in cui solo 15 città superano i 200mila abitanti e l’85% dei comuni non supera i 10mila.

Ma se i nostri amministratori non riescono a percepirsi come manager capaci di gestire reti di relazioni, non riescono neanche a immaginare nuovi percorsi per lavorare assieme alle imprese. Ancora le iniziative in project financing sono pochissime, con qualche eccezione in settori “facili” come l’illuminazione stradale; ancora le forme di procurement avanzato e di partenariato pubblico privato sono viste con grande diffidenza e sostituite con più rassicuranti gare al massimo ribasso, ancora la co-progettazione prevista dal procurement precompetitivo resta roba da convegni. Il risultato è che il sapere e l’esperienza delle aziende tecnologiche restano oltre frontiera e le grandi multinazionali lasciano qui solo le filiali commerciali.

Di fronte a questi incancreniti difetti la tentazione di essere pessimisti è forte. Se oggi nonostante tutto lo sono meno del solito è per due motivi che fanno intravedere una possibile svolta. Da una parte perché, nonostante tutto progetti interessanti si stanno facendo e il traino delle cose fatte è potentissimo, specie nella Pa dove regna “il precedente”. Le politiche per la mobilità di Genova, la nuova stazione intermodale di Modena, le nascenti “isole digitali” di Milano stanno disegnando una nuova mobilità; l’impegno per favorire le imprese di giovani a Bari, il progetto di smart environment di Ferrara, la rigenerazione urbana partecipata di Lecce, la knowledge economy di Reggio Emilia stanno proponendo una città adatta alla nascita di imprese innovative; la gestione unitaria del patrimonio storico e artistico proposta da Firenze è un esempio per le città d’arte italiane; la rete civica di Bologna apre grandi spazi di partecipazione. Insomma qualcosa si muove. Altra ragione di ottimismo è che l’Anci ha deciso di prendere la regia dell’innovazione nelle città e, con il suo “Osservatorio smart city”, proporrà un percorso guidato per far uscire il concetto di smart city dall’indistinto per disegnarne una definizione operativa e condivisa. Smart city Exhibition, in programma a Bologna dal 16 al 18 ottobre in contemporanea con il Saie, sarà la prima occasione ufficiale in cui tale strategia di orientamento e coinvolgimento sarà esposta con il rilascio di un “vademecum” di azioni concrete che, partendo da quel che si sta facendo, segni un percorso futuro insieme. Come sempre quindi luci e ombre, ma con una prevalenza di luci dove si fanno i progetti e di ombre proprio lì dove si decidono le politiche nazionali e si prendono decisioni strategiche per un Paese che non ha ancora deciso cosa vuole essere domani.

Isole Milano

Milano: ecco le isole digitali, per muoversi, comunicare e informarsi

Dal portale del Comune di Milano:

Le Isole digitali consentiranno a cittadini e turisti di spostarsi, comunicare e informarsi in maniera intelligente e sostenibile. Un progetto strategico per l’Amministrazione cittadina nato da una partnership con diverse aziende, come A2a, Ducati Energia, Internet Explorer di Microsoft, Telecom Italia, Bee e Linear.
Le prime 15 isole, che raddoppieranno entro febbraio del 2014, sono vere e proprie aree che consentono l’accesso alla rete per essere sempre connessi, grazie al wi-fi gratuito e veloce, stando comodamente seduti su panchine in legno dal design minimal e funzionale, e dotate di colonnine gratuite per la ricarica di tutti i dispositivi elettronici (pc, smartphone, tablet, ecc.). Non solo punti per connettersi, ma anche luoghi dove scoprire cosa accade in città: dalle notizie del Comune di Milano a quelle turistiche, sino ai numerosi eventi artistici e culturali in cartellone. Le informazioni su mobilità, viabilità, trasporto pubblico e appuntamenti saranno accessibili a tutti grazie a un vero e proprio totem touch-screen di ultima generazione dall’utilizzo intuitivo, che prevedrà anche un supporto multilingue (italiano, inglese) per i tanti turisti presenti in città.
“Le Isole digitali – ha dichiarato l’assessore alle Politiche per il Lavoro, Sviluppo Economico, Università e Ricerca Cristina Tajani – rappresentano un esempio virtuoso di collaborazione tra pubblico e privato nell’offerta di contenuti e servizi a favore di una città più ‘intelligente’ e aperta. Per noi si tratta anche di un modo per comunicare in maniera visibile il progetto Milano Smart City, un progetto che vive grazie alla cooperazione tra diversi soggetti: amministrazione, sistema delle imprese e cittadini”.
Spazio anche alla mobilità intelligente: ogni isola digitale ospita una stazione per quadricicli elettrici biposto in condivisione (EQSharing), 60 mezzi disponibili già entro il 21 ottobre, che diventeranno 90 a metà novembre e 120 a febbraio. Tutti a disposizione dei cittadini che potranno usufruirne con modalità simili a quelle del bike sharing attraverso una tessera annuale, mensile o settimanale acquistabile via internet su www.eqsharing.it.
Durante le prime due settimane, per aiutare i milanesi a imparare le modalità di utilizzo di questo nuovo sistema, saranno presenti presso 9 isole delle 15 attive alcune hostess, che illustreranno gli innovativi veicoli a tutti gli utenti interessati accompagnandoli in un autentico “test drive”. Per gli attuali e futuri possessori di veicoli elettrici, inoltre, le isole digitali rappresentano anche nuove e ulteriori stazioni di ricarica dove poter sostare facendo il pieno di energia pulita per il proprio mezzo.
“A Milano – ha spiegato l’assessore alla Mobilità e Ambiente Pierfrancesco Maran – è in atto una rivoluzione dello sharing: in questo momento sono oltre 70mila le persone abbonate a sistemi di car e bike sharing in città. Un numero che è destinato a salire sempre di più, grazie anche a questo nuovo servizio di quadricicli elettrici, che diventano uno strumento in più per chi vuole scegliere una forma di mobilità sostenibile”.
“Con l’attivazione di queste 15 Isole digitali – ha spiegato Piero Galli, General Manager per la Gestione Evento di Expo 2015 S.p.A. – entra nel vivo della preparazione dell’Esposizione Universale. In vista dell’appuntamento del 2015 sarà fondamentale strutturare e sviluppare una rete tecnologica di servizi all’avanguardia, in grado di rispondere in maniera immediata ed efficace alle necessità degli oltre venti milioni di visitatori attesi. Tecnologia e innovazione sono elementi indispensabili a rendere unica e indimenticabile la visita del sito e la scoperta di Milano”.
Le aree delle Isole digitali sono fruibili anche nelle ore serali e notturne grazie ad un sistema di illuminazione intelligente a led che varia l’intensità a seconda del numero delle persone presenti, garantendo risparmio energetico e tutela dell’ambiente. La sicurezza nelle isole digitali, infine, è assicurata da un impianto di videosorveglianza ad alta definizione, attivo 24 ore su 24, che consente un monitoraggio panoramico e costante del territorio grazie al collegamento con la centrale operativa della Polizia locale.
“Siamo orgogliosi di esser partner di questo progetto che si integra perfettamente con E-moving, il piano con cui A2A ha dotato la città di Milano di una infrastruttura di ricarica intelligente per i veicoli elettrici – ha spiegato Paolo Rossetti, Direttore Generale Area Tecnico-Operativa di A2A – Milano può oggi vantare ben oltre 200 punti di ricarica per veicoli, quadricicli e biciclette elettriche, che contribuiranno a migliorare la qualità dell’aria che respiriamo”.
Il Comune di Milano ha progettato l’intera iniziativa, realizzata a costo zero grazie a finanziamenti esterni. Il budget per le prime 15 isole, sostenuto da sponsor privati che hanno risposto a bandi pubblici, è stato di oltre 3 milioni di euro. Le ulteriori Isole previste dal piano di sviluppo del progetto saranno realizzate con un finanziamento di 960mila euro, grazie a risorse messe a disposizione da un bando della Regione Lombardia nell’ambito del Programma Europeo di sviluppo Regionale (POR).
“Questo progetto – ha dichiarato Carlotta Ventura, Responsabile Domestic Media Telecom Italia – ci permette di offrire un’anticipazione di quanto stiamo realizzando insieme a Expo 2015 per rendere smart non solo l’area espositiva ma l’intera città di Milano: i totem multimediali che mettiamo a disposizione, 15 dei quali già operativi, e il collegamento alla piattaforma cloud della Nuvola Italiana rappresentano il cuore tecnologico di queste aree digitalizzate e permetteranno di offrire servizi sempre più evoluti attraverso l’interazione con smartphone e tablet”.
“Con la nostra tecnologia intendiamo contribuire all’evoluzione del tessuto urbano – spiega Carlo Purassanta, Amministratore delegato di Microsoft Italia –, puntando a semplificare l’accesso ai servizi da parte dei cittadini e a migliorare il loro rapporto con la città. In questo modo, non solo Milano potrà esser considerata una delle metropoli più digitalizzate d’Europa, ma ci auguriamo possa ispirare tante altre città italiane, con la consapevolezza che le nuove tecnologie – come Internet Explorer, il browser di Microsoft protagonista di questo progetto – rappresentino un alleato strategico per una proposta di valore che faccia leva su sviluppo sociale, crescita economica e sostenibilità ambientale”.
“Con questo nuovo tassello – spiega Valerio Siniscalco, amministratore delegato di Bee – Milano diventa una metropoli capace di offrire diverse soluzioni in sharing, ma EQsharing ha il vantaggio, rispetto agli altri sistemi esistenti, di essere l’unica soluzione basata su motori elettrici, il che significa la riduzione a zero delle emissioni nocive in città da parte dei veicoli in condivisione”.
“Abbiamo aderito al progetto delle Isole Digitali fin dai suoi primi passi”, commenta Andrea Pezzi, direttore generale di Linear Assicurazioni. “Abbiamo assunto un ruolo chiave in questa iniziativa perché sposa alla perfezione i nostri valori e crediamo fortemente nel beneficio di un sistema integrato di mobilità sostenibile. La partecipazione di Linear Assicurazioni è particolarmente rilevante e si realizza nella fornitura di 60 veicoli elettrici destinati al servizio di Car Sharing, e nella copertura assicurativa dell’intero parco veicoli con la formula Linear “Guida Libera” per garantire ai Milanesi la libertà di muoversi in città serenamente e senza inquinare.”

Nantes

Piano clima e foreste urbane, Nantes la «verde» d’Europa

Stefano Montefiori, Corriere della Sera 15 ottobre 2013.

Jean-Marc Ayrault è diventato per la prima volta sindaco di Nantes nel marzo 1989, quando ancora c’era il muro di Berlino. È stato poi rieletto nel 1995, 2001 e 2008, e la lunga relazione tra l’esponente socialista e la città bretone è stata fruttuosa: l’anno scorso Ayrault è diventato primo ministro della Repubblica francese, e Nantes è stata dichiarata «Capitale verde d’Europa 2013», un titolo istituito dall’Unione europea per premiare le città che abbiano raggiunto obiettivi ambiziosi in materia di ambiente e sviluppo sostenibile.
Nantes, medio centro di provincia con 290 mila abitanti, «città modello» come in passato le metropoli Stoccolma o Amburgo.
Come è successo? Nantes è stata la prima città dell’Europa occidentale a reintrodurre il tram elettrico in centro, nel 1985, e oggi più di 42 chilometri sono al servizio della collettività. Poi ci sono i 15 mila 500 ettari adibiti a parco pubblico, e la creazione di tre foreste urbane (800 ettari entro il 2016). Dal 1999 la percentuale di cittadini che abitano a non più di 300 metri da uno spazio verde è pari al 100%, e non è mai diminuita. 
Il piano per il clima confermato dal nuovo sindaco Patrick Rimbert prevede l’eliminazione di un milione di tonnellate di anidride carbonica l’anno di qui al 2025, ossia una riduzione del 25% rispetto alle emissioni del 1990. Per centrare il traguardo, la città controlla il consumo energetico di ogni edificio, ha costruito nuove case popolari a basso consumo energetico, ha ristrutturato 2000 appartamenti comunali in modo da ridurre la bolletta degli inquilini, e sta installando pannelli fotovoltaici che producono 190 mila chilowatt all’anno. La commissione europea ha voluto anche premiare il fatto che siano preservati i circa 250 chilometri di corsi d’acqua, e la presenza del parco della «Piccola Amazzonia» proprio accanto al quartiere Malakoff, quello delle case popolari. «La questione della biodiversità non deve essere riservata agli angoli preferiti dei “bobo” (i giovani ricchi di sinistra, ndr ), dice il sindaco Rimbert.
Il quadro idilliaco è stato in parte messo in discussione dal progetto di costruire un aeroporto vicino alla città, a Notre Dame des Landes, che è diventato oggetto di scontri tra manifestanti e forze dell’ordine. Il nuovo aeroporto di Nantes è per la Francia ciò che il cantiere Tav in Val di Susa è per l’Italia: l’occasione di un conflitto anche ideologico tra i sostenitori dell’opera e quanti la definiscono inutile e inquinante. Le autorità, dal governo centrale alla giunta socialista, sono convinte che l’aeroporto si farà e non rovinerà le conquiste di Nantes «città modello».
Al convengo internazionale «Ecocity» organizzato a Nantes alla fine di settembre, il premier Ayrault è tornato in città per delineare lo sviluppo futuro. «Ogni settimana in tutto il mondo più di un milione di uomini e donne si trasferiscono nelle città – ha detto -, e questa cifra vertiginosa mostra che siamo tutti alle soglie di un cambiamento epocale. Per secoli il nostro approccio è stato esclusivamente urbanistico, economico, architetturale. Ma oggi siamo arrivati al limite del modello urbano che abbiamo ereditato, e dobbiamo guardare avanti. Alcune città come Masdar, negli Emirati arabi uniti, hanno già l’ambizione di diventare territori a zero emissione di Co2. Perché non puntare anche noi a questo obiettivo? La priorità per il futuro, anche qui, è una città a impatto zero».

Tram

Tram e metrò del futuro

L’articolo di Elena Comelli, Il Sole 24 Ore, 13 ottobre 2013.

Tram senza fili, metro senza conducente, treni senza binari. Sembra la vecchia storia del bambino che va in bici senza mani e poi alla fine si spacca tutti i denti. Invece è la mobilità del futuro, sempre più flessibile, ma anche più sicura. Immaginiamo città dove tutti i mezzi di trasporto pubblico non alterino il paesaggio, ma vi si integrino per fornire una mobilità urbana silenziosa e a emissioni zero, talmente capillare da scoraggiare l’utilizzo dei mezzi privati. Dove non ci sia più conflitto fra zone pedonali e shopping in piena libertà.

Le soluzioni tecnologiche per la mobilità elettrica, che renderà sempre più sostenibile muoversi in città e faciliterà gli spostamenti dai sobborghi ai centri cittadini, saranno essenziali in un mondo dove tre quarti dell’umanità è destinata alla vita urbana. Il moderno homo civicus cresce al ritmo di 65 milioni di individui l’anno, che sarebbe come dire sette nuove Chicago alla volta, ma già oggi le città con oltre 2 milioni di abitanti sono oltre 240, di cui la metà non ha un sistema di trasporto pubblico su rotaia. Questo significa che gli spostamenti urbani sono affidati al trasporto su gomma, con pesanti conseguenze sulla qualità dell’aria. Da qui la rapida crescita delle nuove soluzioni tecnologiche studiate da tutti i grandi produttori, da Alstom a Bombardier a Siemens, per rendere il trasporto su rotaia sempre più efficiente e flessibile. Per i tram senza fili si utilizzano sia soluzioni di immagazzinamento di energia a bordo, come nel caso di Bordeaux o di Reims, che hanno utilizzato l’Aps di Alstom, sia sistemi di alimentazione da terra per induzione elettromagnetica, come il Primove di Bombardier, applicato ad Augsburg. Per le metropolitane i treni senza conducente ormai sono uno standard comune, che consente di aumentare la frequenza e migliorare la sicurezza. Un altro fronte in grande sviluppo sono i sistemi sopraelevati, come la monorotaia di San Paolo, costata la metà di una metropolitana normale e realizzata in metà del tempo.

Non a caso, negli ultimi 20 anni questi sistemi hanno vissuto un vero boom nelle città in espansione. In un contesto generale di contrazione del mercato ferroviario, il trasporto urbano è cresciuto invece a un ritmo del 10% l’anno negli ultimi 5 anni e si prevede che il ritmo si farà ancora più serrato. Oggi il mercato tramviario rappresenta il 32% del mercato ferroviario urbano, con 400 sistemi in servizio in tutto il mondo, e nei prossimi due anni raggiungerà il 37%: oltre 60 sistemi sono in costruzione e altri 100 sono già stati pianificati. Le metropolitane, capaci di trasportare fino a 100mila passeggeri per ora per direzione, restano il sistema di trasporto pubblico più efficiente, ma richiedono un investimento molto più ingente per le municipalità. Il mercato delle metropolitane, con 188 sistemi nel mondo, rappresenta il 60% del mercato ferroviario urbano ed è destinato a crescere del 60% nei prossimi 2 anni.

Le città del futuro vogliono essere sempre più efficienti e interconnesse, ma anche più belle. L’incredibile revival dei tram lo dimostra: eliminando la brutta ragnatela di cavi elettrici sospesa nel cielo delle città, i grandi produttori cercano di soddisfare le esigenze di quelle amministrazioni comunali che vogliono portare il trasporto su rotaia a ridosso dei monumenti storici, com’è stato nel caso di Firenze o come potrebbe essere a Venezia, dove si è parlato di portare un tram fino in piazza San Marco.

Il tram del futuro non si attaccherà più a niente e funzionerà con alimentazioni alternative, questo è sicuro. Ma ognuno, a oggi, segue strade diverse per arrivare al medesimo risultato. Alstom ha scelto una soluzione mista, alternando tratti alimentati via filo a tratti wireless, che però non possono essere più lunghi di 2 chilometri, come nel caso del tram di Rotterdam. L’energia viene immagazzinata durante il percorso alimentato via filo in una batteria sul tetto, che si ricarica anche con l’energia prodotta durante le frenate – grazie a una dinamo a rotazione permanente che funziona in base allo stesso principio della ruota dell’arcolaio –, per essere utilizzata nelle successive fasi di accelerazione del mezzo. Bombardier, invece, punta a eliminare completamente la catenaria per tutto il percorso, con una soluzione rivoluzionaria basata sull’induzione elettromagnetica. I mezzi dotati del sistema Primove sfruttano un sistema di ricarica induttiva ad alta potenza con batterie che pesano la metà di quelle presenti sul mercato e si ricaricano più velocemente, grazie a un captatore posto sotto il veicolo, durante le soste al capolinea o alle fermate. Le linee di corrente alternata ad alta frequenza, che creano il campo elettromagnetico, passano sotto i binari. In prospettiva, lo stesso sistema potrà essere usato per caricare tutti i veicoli elettrici, anche i bus e le auto. Il primo e-bus a ricarica induttiva è stato già testato con successo a Mannheim, mentre in Cina l’amministrazione di Nanchino ha ordinato un sistema di tram senza fili.

start up

Gori: anche a Bergamo centri innovativi per condividere start up

Riproponiamo l’intervista a cura di Isaia Invernizzi di Bergamonews al presidente di InNOVA Bergamo, Giorgio Gori pubblicata il  2 ottobre 2013.

Parola d’ordine: innovazione. E’ questo il “Tag” dedicato al primo compleanno di Talent Garden, il giardino dei talenti sorto un anno fa a Dalmine. Non poteva non essere presente anche Bergamonews, che ha trasferito per qualche ora la redazione nello spazio di co-working. A celebrare i successi dei giovani startuppers c’era anche Giorgio Gori, presidente dell’associazione InNOVA Bergamo, amico di Talent garden, esponente del Pd e probabile candidato alle primarie del centrosinistra. Poca politica al centro della chiacchierata (ci sarà tempo per tornare ampiamente sul tema), molto sviluppo, idee e innovazione.

Esordio banalissimo. Cosa è per lei l’innovazione? “E’ quel principio che ti permette di restare competitivo, creare valore, di mettere a frutto la ricchezza del talento delle persone. Questo (Tag, ndr) ad esempio è un luogo di innovazione che permette ai giovani di creare impresa, condividere idee e progetti”.

Lei si sente innovatore? “Ho sempre cercato di esserlo: se uno sta fermo nella produzione, è vecchio dopo poco tempo. Corrisponde un po’ anche al mio carattere, è divertente essere innovativi”.

Tra gli innovatori italiani, quale è il primo che le viene in mente? “Oscar Farinetti: è riuscito a valorizzare il tipico prodotto made in Italy, dargli valore con marketing e proporlo attraverso il marchio Italia”.

E in politica? “Io sostengo Matteo Renzi: un motivo per cui mi piace è che ha svecchiato il linguaggio della politica. Il protagonista di giornata è ancora una volta Silvio Berlusconi. A suo tempo è stato un innovatore che ha alimentato speranze, tutte disilluse. Ripropone un copione già visto”.

Renzi può essere la persona giusta anche per governare il paese? “Credo di sì. L’Italia ha bisogno di una chiarezza di vedute, di capacità di concretizzare. Abbiamo l’esperienza di Renzi da sindaco, una realtà più semplice del governo, ma l’indicazione di metodo è chiara ed efficace”.

Lei è presidente di InnovaBergamo. Cosa ha fatto e cosa farà questa associazione?“InNOVA Bergamo è nata l’anno scorso, ha circa 70 soci, si propone di approfondire temi come politiche urbane e sviluppare proposte rivolte alla cittadinanza, alla politica, stando un po’ fuori dall’ordinaria amministrazione. E’ un’associazione civica, con un’impronta riformista ma senza appartenenze partitiche: in 12 mesi abbiamo lavorato su temi principalmente urbanistici e anticipato il dibattito sulla smart city. Ci occupiamo di casa, innovazione nella costruzione, nella riqualificazione. Ragioniamo anche sull’attrattività di una città di media dimensione: attrattiva per investimenti, talento, capitale umano”.

E’ già stato in visita a Tag e oggi è tornato per festeggiare il primo compleanno di questa realtà. Cosa ne pensa? “Sono curioso di vedere come funziona il co-working. Mi ha molto colpito, mi sono fatto raccontare dai ragazzi le iniziative delle imprese su cui lavorano e le loro prospettive. Voglio spingerli a clonare questa iniziativa: Bergamo esprime ricchezza che trova qui spazio di innovazione, ma ce ne potrebbero essere di più”.

Talent Garden è una piccola silicon valley bergamasca. Se parliamo di “valley” finora il riferimento era la Val Seriana, che sta affrontando un crisi economica senza precedenti. E’ possibile innovare anche nella manifattura? “Credo che si debba fare. Se il tessuto produttivo rimane quello del passato le aziende continueranno a chiudere: il principio è quello di fare entrare innovazione all’interno del tessuto produttivo. L’obbiettivo della politica deve essere quello di facilitare la rigenerazione del tessuto produttivo tradizionale. Ci vuole iniezione di conoscenza e capitale umano. Il ruolo dell’università è fondamentale. La media impresa riesce a farlo da sola, la piccola impresa deve essere aiutata nel campo della ricerca”.

Il primo provvedimento per innovare la città di Bergamo? “La creazione di luoghi di condivisione di start up è un’ attività che potremmo incentivare”.

 

ratti

La città di domani? Un clic per tagliare benzina e ingorghi

L’intervista a Carlo Ratti del Mit di Boston a cura di Susanna Pesenti pubblicata su L’eco di Bergamo il 2 ottobre 2013.

La città in tempo reale è il business del 42enne Carlo Ratti, architetto e ingegnere, fondatore del «Senseable city lab» del Mit di Boston e dello Studio omonimo. Sensori, connessioni e tecnologie leggere, uniti alla cooperazione dei cittadini via smartphone permettono già oggi una nuova economia e domani di avere città sostenibili in un mondo sovrappopolato. Ratti parlerà a BergamoScienza sabato 12 ottobre.

La digitalizzazione della città semplifica o complica la vita della gente «normale»?
«La città “sensibile” è una città che ci parla e che ci fornisce continuamente, attraverso le reti, dati da elaborare e incrociare. Le applicazioni possono essere infinite: dai consumi energetici, al traffico, fino alla raccolta e allo smaltimento dei rifiuti. Senza dubbio uno degli obiettivi è la semplificazione della vita dei cittadini».

Nella progettazione di smart cities ci sono più livelli: quello pubblico, che coinvolge le infrastrutture e gli avvenimenti collettivi e quello privato, che coinvolge i singoli e la vita quotidiana. Ci sono esperienze o progetti utili a famiglie con bambini, disabili, anziani?
«L’importante è coinvolgere le comunità in un sistema di progettazione “bottom-up”: i protagonisti devono essere i cittadini che, con i loro comportamenti e conoscenze aiutano a trasformare e migliorare le città. I comportamenti si diffondono per effetto dell’esempio, in una sorta di contagio sociale. Dinamiche simili possono essere innescate per gestire un’area urbana».

Ci sono case o quartieri «smart»?
«Singapore sta portando avanti esperimenti molto interessanti a livello della mobilità. Copenhagen con la sostenibilità ambientale, Boston con la partecipazione. Per quanto riguarda l’Italia è interessante vedere come i centri storici, città come Venezia che non avrebbe mai potuto adattarsi ai metodi industriali del secolo scorso, possono accogliere facilmente le tecnologie innovative: reti, sensori, lampioni, pensiline, monitor, nuovi sistemi di distribuzione dell’energia. Interventi che mettono insieme mondo fisico mondo digitale, secondo l’idea dell’”ubiquitous computing”, o “ubicomp”, sviluppata negli anni ’80 dall’informatico americano Mark Weiser».

Come funzionano?
«I risultati più interessanti si ottengono nel momento in cui i cittadini acquistano consapevolezza di quello che gli accade attorno e, ottenendo informazioni in tempo reale, prendono decisioni tali da modificare le loro città. Si tratta di un “feedback loop”. Un esempio molto semplice è il traffico. Attraverso le informazioni in tempo reale possiamo ottimizzare tempo e benzina alla ricerca di un parcheggio o modificare la strada per tornare a casa in modo da evitare inutili ingorghi. Molti problemi si possono risolvere sfruttando al meglio le infrastrutture che già esistono grazie all’applicazione delle nuove tecnologie. Con meno asfalto e più silicio».

È ancora difficile immaginare un uso del digitale che porti a modelli organizzativi inediti: finora le tecnologie digitali hanno fatto vivere più in fretta ma in genere vengono usate in modo «piatto» ripetendo gli schemi mentali già noti. Quali sono le esperienze a cui ispirarsi per cominciare a vivere le tecnologie in modo che facilitino un nuovo modo di pensare e creare, più vicino alle esigenze di gestione del mondo che abbiamo per le mani?
«Siamo agli inizi, ma gli effetti di queste trasformazioni sono profondi: come se le vecchie nozioni di “civica” e “urbs”, la comunità dei cittadini e la città costruita, si stessero saldando grazie al mondo delle reti. Un teorico interessante è Richard Sennett che studia le nuove dimensioni dell’essere insieme e i concetti di “contagio” e del “virale” secondo la rete e le loro possibili conseguenze organizzative».

Smart e anziani: come la tecnologia può aiutare a restare autonomi il più a lungo possibile?
«Per esempio garantendo il monitoraggio a distanza, che in futuro permetterà di decentralizzare sempre di più le funzioni dell’ospedale o della casa di cura».

L’autonomia significa studiare e applicare strategie alternative per continuare a fare in modo diverso le cose di sempre. Ma gli anziani di questa generazione trovano spesso difficoltà nelle logiche di funzionamento dei prodotti digitali. L’internet delle cose può aiutarli? E come dovrebbe essere progettato per non spaventare?
«Le interfacce di una volta creavano spavento. Ma oggi stanno diventando molto più accessibili. Basti pensare che in uno smartphone abbiamo approssimativamente la stessa potenza di calcolo della Nasa al tempo della missione Apollo, ma configurata in modo da essere accessibile a un bambino di 5 anni o a un anziano di 95…»