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Test-Intolleranze-Alimentar

Il logo «I feel food» lanciato da InNova

Riportiamo l’articolo pubblicato su Corriere Bergamo il 31 marzo 2013 in cui si parla dell’idea di InNova di un marchio per ristoranti e bar a prova di intolleranze alimentari.

 

Silvia Seminati

Solo chi ha un’intolleranza alimentare sa quanto possa diventare complicato mangiare quando si è fuori casa. Peggio ancora quando si è turisti in una città sconosciuta. Si vaga per bar, negozietti e ristoranti, in cerca di prodotti adatti, ad esempio senza glutine o specifici per diabetici, cibi senza sale o privi di lattosio. Da qui è partita l’idea dell’associazione InNova Bergamo — fondata e presieduta da Giorgio Gori — di fare rete, tra chi produce, chi distribuisce e chi compra questi prodotti. E creare un bollino o una segnaletica alimentare che indichi a cittadini e turisti dove trovare il cibo che fa per loro. Il brand, voluto da InNova Bergamo, che sta studiando il logo, si chiama «I feel food».

«L’idea — spiega Stefano Zenoni, coordinatore di InNova Bergamo — è nata dai disturbi alimentari di un paio di soci dell’associazione. Sembra una banalità, ma questo progetto può migliorare la qualità di vita di molte persone. Pensiamo ai turisti, ma pure a tutti i cittadini. A Bergamo esistono già numerose realtà produttive e commerciali che hanno messo al centro della propria attenzione i problemi del disagio alimentare». Manca però una rete che metta in collegamento produttori, distributori e consumatori. «L’obiettivo di InNova — spiega Zenoni — è fare interagire queste realtà».
L’associazione ha già iniziato a prendere contatti con alcuni partner commerciali (come produttori di farine, di latte e rivenditori). Ne cercherà anche altri. Poi vorrebbe condividere il progetto con altri enti come le associazioni di categoria, l’Asl, le scuole, l’Università, i Comuni, la Provincia e la Regione. «Considerata la particolarità dei fruitori di questi prodotti e servizi — spiega Zenoni — è necessario andare al di là delle linee di partnership strettamente commerciali. Serve un vero consorzio per rispondere alle esigenze alimentari di un pubblico particolare. Ci piacerebbe che il logo diventasse un punto di riferimento importante per cittadini e turisti».