Archivi categoria: Città inclusiva

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InNOVA incontra RUDRA CHAKRABORTY – La diversità, valore aggiunto nella definizione di talento

Come nelle maggiori città europee anche a Bergamo il numero di stranieri sta progressivamente aumentando.

Il fenomeno dovuto alle rotte migratorie determinate dal panorama economico e politico mondiale sta assumendo un connotato positivo soprattutto dove il calo demografico delle popolazioni autoctone è sempre maggiore.

Come riportato nel Rapporto dell’Osservatorio Provinciale dell’Occupazione del 2015 a Bergamo il 9% delle imprese registrate alla Camera di Commercio sono straniere, il settore più rappresentato è quello del Commercio all’Ingrosso seguito dalle Costruzioni. Percentuali importanti ricopre anche l’imprenditoria giovanile: gli under 35 sono titolari del 22% delle attività straniere. Nelle scuole più del 20% degli alunni sono stranieri.

Il processo di Acculturazione per cui la popolazione straniera adotta una nuova cultura senza negare il proprio patrimonio culturale assume un ruolo strategico nella valorizzazione della diversità.

In un situazione di economia globale, l’utilizzo di risorse a valore aggiunto (conoscenze culturali e linguistiche) diventa fondamentale. Pensiamo ad esempio nei rapporti con paesi dove il rispetto del cerimoniale è essenziale per la buona riuscita delle trattative commerciali.

Ed proprio in questo ambito che la ricerca e l’individuazione di talenti si deve orientare, determinando un processo virtuoso che coniuga l’aspetto propriamente economico con quello sociale dell’inclusione e della partecipazione.

InNOVA Bergamo ha avuto l’occasione di approfondire il tema in un incontro molto interessante con Rudra Chakraborty consulente presso Bonboard, società riconosciuta nel 2013 Best Practice a livello europeo per le attività di inclusione delle seconde generazioni in contesti urbani. L’argomento ha caratteristiche che ben si prestano a individuare azioni innovative in campo sociale ed è pertanto intenzione di InNOVA avviare al più presto un percorso progettuale sulla tematica.

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InNOVA incontra PERIPLO

Il 7 ottobre 2015 InNOVA ha incontrato Isabella Viganò e Silvia Negri di Periplo.

PERIPLO nasce nel 2002 con l’obiettivo di organizzare e gestire attività di promozione e sostegno della cultura dell’infanzia e della funzione genitoriale. Si occupa principalmente di formazione, supervisione e coordinamento pedagogico, progettazione e avvio di servizi.

Dal 2009 propone lo spazio PLAS dedicato al potenziamento di strategie di apprendimento e di metodi per imparare in modo più efficace con l’aiuto di professionisti e di nuove tecnologie. PLAS si rivolge a bambini e preadolescenti con difficoltà scolastiche e disturbi specifici dell’apprendimento (dislessia, disortografia, disgrafia, discalculia) disturbi dell’attenzione e iperattività, ‘’mal di scuola’’. Tra le sue attività si elencano: valutazione dell’apprendimento e certificazione DSA; counseling di sostegno alla genitorialità; formazione per educatori e genitori; reperimento, selezione e formazione di Tutor Compiti.

Negli ultimi anni il numero di ragazzi con disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) è in costante aumento e si è rilevato come le famiglie sempre più spesso cerchino figure di supporto come il Tutor compiti. La sua attività infatti può essere svolta non solo in centri pubblici e privati ma anche a domicilio.

Un tema di sicuro interesse per Innova, che rimanda a instaurare una proficua collaborazione con Periplo nei mesi a venire.

presentazione PLAS BG ottobre 2015

http://www.periplo.org/

 

 

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La città di Potenza e il modello di resilienza

Perché oggi la resilienza è un tratto che deve caratterizzare la nostra vita in maniera trasversale: ognuno di noi, se vuole rispondere, e reagire, alle avversità, dovrà essere come un metallo che si piega e poi ha la forza di tornare alla sua forma originaria…

La provincia di Potenza ha costruito un modello unico, partendo dal passato e dal dramma vissuto: frane, alluvioni, intere aree a rischio idrogeologico. Per non parlare di terremoti, come quando nel 1857, in Val d’Agri, il sisma fece decine di migliaia di morti e rase al suolo interi paesi; quello del novembre 1980 causò 280.000 sfollati, 8.848 feriti e 2.914 morti. Un territorio sferzato dalle intemperie che dopo un disastro riesce a riorganizzarsi, grazie alla forza, al coraggio, alla resistenza e a modelli di reazione delle sue comunità.

E’ stata questa la visione che ha trasformato una provincia martoriata in una realtà al centro del mondo, tanto da aver attirato l’attenzione dell’Onu con la Commissaria Margareta Wahlstrom che è voluta venire personalmente a conoscere il  territorio potentino, in gennaio, per conferire la certificazione di “Modello mondiale per la resilienza inclusiva e la sicurezza territoriale”, nell’ambito della Strategia Internazionale di Riduzione del Rischio di Disastri (UNISDR), tra le 15 realtà locali che si sono distinte nel mondo su queste tematiche. In virtù di “Role model”, Potenza rappresenterà le autorità locali Italiane alla terza Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sulla riduzione del rischio di catastrofi, in programma dal 14 al 18 marzo nella città di Sendai, in Giappone. Ma Sendai è solo un passaggio: la costruzione della rete dei comuni e delle comunità, dopo l’adesione alla campagna dell’Onu sulle “Città Resilienti”, ha sancito l’avvio di un percorso di ampia inclusione nei processi decisionali pubblici sulle tematiche di governo ed uso del territorio che coinvolgerà progressivamente il “privato”, considerato che gli enti pubblici non possono più sostenere, da soli, queste azioni, in linea con il nuovo ruolo delle province previsto dalle recenti riforme istituzionali nazionali.

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Convegno “IL TETTO CHE SCOTTA” – Sabato 14 dicembre

IL TETTO CHE SCOTTA
Politica per la casa a Bergamo: offerta privata ed esigenze sociali

Sabato 14 dicembre 2013 – ore 10.00
Teatro alle Grazie – Viale Papa Giovanni XXIII, 13 – Bergamo

L’Associazione InNOVA BERGAMO, in collaborazione con ANCE Bergamo, Ordine degli Architetti di Bergamo e Fondazione Casa Amica, promuove un dibattito su alcuni aspetti di stretta attualità attorno al tema delle politiche abitative a Bergamo.

Al netto dell’edilizia pubblica, a quali condizioni è possibile immaginare che l’iniziativa privata in campo edilizio, oggi in grave crisi, possa rispondere alla crescente ed ampia domanda di case economicamente sostenibili? E’ possibile che il patrimonio immobiliare invenduto si inserisca nel mercato dell’housing, nelle diverse modalità possibili (canone moderato, canone convenzionato ecc.)? Esistono strumenti finanziari innovativi per favorire questi meccanismi? Quanto conta la qualità architettonica degli edifici e la necessità di progettare edifici eco-sostenibili? Quale può essere il ruolo delle pubbliche amministrazioni in questo frangente?

Ne discutono:
Gabriele Rabaiotti (Politecnico di Milano, Kcity);
Simona Leggeri (ANCE Bergamo);
Tommaso D’Aloia (Assessore ed. privata e politiche della casa – Comune di Bergamo);
Alessandro Santoro (Fondazione Casa Amica);
Giacomo Borella (Studio Albori);
Marco Tomasi (Ordine degli Architetti di Bergamo).
Modera il dibattito Giorgio Gori (presidente dell’Associazione InNOVA BERGAMO).

 

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Giardinetto

Giardinetti inclusivi: un ambiente senza discriminazioni né pregiudizi dove far crescere i nostri bambini

 

I Parchi gioco accessibili sono una realtà poco diffusa nelle città italiane. Ma qualcosa si muove, a partire dalle associazioni, dai Comuni, dalle aziende produttrici e dalle ludoteche. Perché il divertimento è un diritto per tutti, anche per i bambini disabili. Riproponiamo di seguito l’inchiesta a cura di Michela Trigari per il magazine SuperAbile, numero di Novembre 2012.

Nel paese delle meraviglie ci sono le altalene per i bambini in sedia a ruote. E anche per quelli che non possono stare seduti perché la colonna vertebrale non regge il peso del corpo. E sui castelli o i fortini di legno ci possono salire proprio tutti, perché ci sono rampe a lieve pendenza e maniglie a cui potersi aggrappare. Nel paese dei balocchi esistono poi giochi multisensoriali e muretti istruttivi anche per i più piccini. E, quando si cade, lo si fa sul morbido perché il pavimento è antitrauma. Storie a lieto fine, ma che in Italia stentano a diventare una realtà diffusa. I giardinetti sotto casa accessibili a tutti si contano sulle dita delle mani e dei piedi. Lo dice chi di bambini se ne intende: una mamma. «Quante volte mi è capitato di entrare in un parco e vedere che D. voleva salire su giochi per lui impossibili – racconta Sabrina in Figli con disabilità. Esperienze e testimonianze per genitori di bambini con disabilità raccolte durante gli incontri realizzati da alcune associazioni milanesi -. Tuttavia i giochi accessibili esistono. Consiglio di attivarsi nei confronti delle amministrazioni comunali, degli oratori parrocchiali e delle scuole affinché si diano da fare per tutti i bambini». Concetto, questo dell’integrazione universale, che piace molto anche a Elena Brusa Pasquè. Insieme a Luca Fois del Politecnico di Milano, infatti, hanno dato vita a Life for all, un network orientato a promuovere il design inclusivo tra i professionisti del settore. «Ogni spazio, anche le aree per i bambini, deve essere pensato, progettato e realizzato senza sottolineature né accenti. Non esistono giochi per qualcuno, ma giochi per tutti. Lo stesso simbolo dell’accessibilità, che è una carrozzina, è discriminatorio: dovrebbe essere un fiore, un sole o comunque un messaggio positivo e non il contrassegno di una difficoltà», dice l’architetto Brusa Pasquè.

Le buone prassi fortunatamente non mancano, anche se al massimo si tratta di un paio di giardinetti accessibili per comune. Milano è stata una delle prime città italiane a fare scuola grazie al progetto “Le strade e le piazze dei venti” dell’Anffas (Associazione nazionale famiglie di persone con disabilità relazionale e/o intellettiva). Il risultato? Un parco senza barriere, realizzato nel 1997 proprio nei pressi della sede dell’associazione in via Bazzi, con una “chicca”: la pista per le biglie messa sopra un tavolo, così che possano giocarci anche i bambini in sedia a ruote. A Jesolo invece, in provincia di Venezia, il parco Europa è frutto di alcune linee guida messe a punto nel 2003 con il progetto “Stessi giochi, stessi sorrisi”, elaborato in occasione dell’Anno europeo delle persone con disabilità, grazie anche all’impegno del Comune e ai finanziamenti europei e governativi. Altro comune virtuoso e Parma, che possiede già due spazi verdi accessibili in linea con quanto voluto dall’Agenzia disabili e che, dopo il terremoto in Abruzzo, ha realizzato un parco gioco senza barriere a Villa Sant’Angelo, in provincia dell’Aquila.

Ma le buone pratiche si trovano anche nei giardini pubblici del Prolungamento mare di Savona, nel parco Nicholas Green di Cosenza, in quello dell’Albero d’oro di Candelo (Biella) voluto dall’associazione “Ti aiuto io”, nel parco Manaresi di Aprilia (Latina) promosso da un comitato cittadino.

Spesso c’è di mezzo una onlus. Com’è successo anche con “Giochiamo tutti”, il progetto della Fish (Federazione italiana per il superamento dell’handicap), che grazie al sostegno di Enel Cuore onlus e all’interesse delle amministrazioni locali ha coinvolto nella costruzione di giochi accessibili ben tre città diverse: Genova (all’interno dell’area Mandraccio in zona Porto Antico), Milano (dentro il parco Formentano) e presto anche Bari.

«Il movimento è molto importante per lo sviluppo dei bambini, sia dal punto di vista fisico sia dal punto di vista delle relazioni con gli altri», spiega Mercedes Becciu, presidente onorario dell’Aitne (Associazione italiana terapisti della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva). «Tanto l’interazione con gli oggetti e con l’ambiente circostante quanto l’attività esplorativa, sensoriale e manipolativa, sono azioni attraverso cui i piccoli iniziano a conoscere gli spazi in cui vivono – spiega -. La conoscenza degli oggetti e la destrezza motoria, anche se dipendono dal tipo di disabilità, permettono al bambino di programmare mentalmente quegli step che lo porteranno gradualmente a raggiungere l’obiettivo prefissato o a risolvere il problema che gli si presenta davanti. Anche senza agire fisicamente, magari pensando a una modalità alternativa per divertirsi o aggirare l’ostacolo». All’interno di questo percorso, «i giardinetti pubblici rappresentano un’ulteriore occasione di sperimentazione, comunicazione e socializzazione per i bambini; e poter avere l’opportunità di vivere il parco giochi attivamente aumenta l’accettazione di se stessi e l’integrazione con gli altri», commenta l’esperta di psicomotricità dell’Aitne.

E se tutto ciò non dovesse bastare, l’importanza del gioco, dello svago e delle attività ludiche o ricreative è sancito anche dall’Onu nella Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia del 1989. Un principio ribadito da Il diritto dei bambini disabili, una guida pubblicata da Save the children nel 2003, e rafforzato dalla più recente Convenzione sui diritti delle persone con disabilità delle Nazioni Unite. Gli Stati aderenti, inoltre, devono adottare ogni misura legislativa e amministrativa idonea ad attuare i diritti riconosciuti in questi provvedimenti universali.

Se ne sono accorte anche le aziende produttrici, visto che sempre più spesso offrono una vasta gamma di strutture accessibili all’interno dei loro cataloghi. Come ad esempio Giochi sport, una ditta in provincia di Monza e della Brianza che dispone di attrezzature conformi alle linee guida redatte dall’American with disabilities act (Ada) e dalla Commissione di sicurezza dei prodotti al consumo statunitense, oltre che alle normative italiane ed europee vigenti nel settore, riconosciute idonee dall’Unione italiana lotta alla distrofia muscolare (Uildm) e dalla Fish, oppure come Greenarreda (vicino Chieti) con le sue giostre e altalene anche per sedie a ruote.

E poi anche i giochi musicali o quelli progettati per tutti da Modo, un’impresa del padovano ispirata ai più nuovi e moderni sistemi di arredo urbano, i mobili playground da interno di Parcogiochi (in provincia di Teramo), il trenino e il corridoio segreto di Benito Urban, ditta spagnola ma con un ottimo sito italiano. Sia che si tratti di importatori o rivenditori di prodotti realizzati all’estero sia che si tratti di fabbricanti italiani, l’attenzione sta pian piano comunque crescendo.

Il tempo libero dei più piccoli, inoltre, è diventato oggetto d’interesse anche delle manifestazioni fieristiche specializzate, come dimostra la presenza di espositori dedicati tanto all’ultimo Reatech Italia, il salone per l’accessibilità, l’inclusione e l’autonomia di Milano, quanto a Rehacare International, la più grande mostra convegno d’Europa in materia di vita indipendente che si tiene tutti gli anni a Düsseldorf (Germania).

Ma i più bravi sono gli Stati Uniti e il Canada. In questi due paesi esistono linee guida nazionali per gli spazi gioco e gli equipaggiamenti senza barriere che si basano sull’adattamento ai bambini disabili degli standard messi a punto dalla Commissione statunitense per l’accessibilità, secondo i criteri dell’Americans with disabilities act, e da’’Associazione canadese della normalizzazione. Una specie di “Iso9000” dei giardinetti accessibili. Ma entrambe le linee guida, che risalgono al 2000 per gli USA e al 2007 per il Canada, pur avendo ricevuto l’approvazione del governo federale nel primo caso e la partnership dell’Istituto nazionale per la sicurezza dei parchi gioco nel secondo, non hanno il rango di legge.

E d’inverno? Tutti in ludoteca insieme alla Lis. Forse perché si rivolgono ad una fascia d’età particolare (soprattutto 0-6 anni) o perché sono un servizio relativamente recente o forse perché le norme che riguardano gli spazi chiusi sia pubblici che privati sono molto più severe in materia di accessibilità, ma sta di fatto che questi luoghi sono molto più spesso pensati veramente per tutti. A Roma e Modena, poi, esistono un paio di ludoteche concepite anche per l’integrazione dei bambini non udenti con a disposizione un insegnate di lingua dei segni per far giocare insieme i più piccoli, raccontare favole e storie ai più grandi, educare ai diversi linguaggi. La prima è portata avanti dalla cooperativa sociale Il treno, mentre la seconda (Ludolis) è gestita a richiesta dalla sezione provinciale dell’Ente nazionale sordi. Stessa cosa anche a Napoli, dove sta per partire “Gioca in segni, gioca in Lis”, un progetto per bambini sordi nato da un’idea dell’Ens campano. A Palermo, invece, la Ludoteca della natura offre interpreti di lingua dei segni ma previa iscrizione ai laboratori.

«Per le ludoteche è più facile riuscire a coinvolgere i bambini disabili – osserva ancora Mercedes Becciu -, perché sono spazi pensati per dare risposte pertinenti, e con attrezzature dedicate, a più bisogni; spesso, inoltre, presentano attività studiate a tavolino o tagliate a misura di bambino e dove quasi sempre la socializzazione è guidata da un educatore», conclude l’esperta. Un ultimo accenno, infine, al Centro internazionale ludoteche di Firenze, che studia e fa ricerca sui temi del gioco, compresi quelli terapeutici o in ospedale.

«I bambini sono il nostro futuro – ha detto l’estate scorsa Pietro Barberi, il presidente della Fish, durante l’inaugurazione del giardino accessibile a Milano -. Farli crescere in un ambiente sereno, senza discriminazioni né pregiudizi, significa migliorare la società di oggi e domani. E se il gioco promuove la coesione e l’inclusione» tra i più piccoli, «proprio nel contesto spensierato tipico dell’infanzia, allora c’è bisogno» non solo «di esempi concreti» ma anche di «nuove idee».

Bologna dove lo svago si fa in quattro. 

Un percorso sospeso tra gli alberi interamente accessibile, un giardino terapeutico, un’area giochi senza barriere e una ludoteca pensata appositamente per i bambini disabili e i loro genitori. A Bologna il divertimento per gli under 18 è assicurato, e in buona parte per merito dall’Aias e della sanità locale. Nel senso che l’Associazione italiana assistenza spastici a l’Ausl hanno sollecitato l’amministrazione cittadina per ottenere quello che volevano. In poco più di dieci anni sono nati così il giardinetto Acerbi, pensato per tutti i bambini, la Stanza dei giochi, una ludoteca con angoli morbidi e giocattoli adattati per essere fruiti dai più piccoli (anche quelli con disabilità), un parco terapeutico con indicazioni multisensoriali, cartelli in braille e diffusori acustici sparsi tra i cespugli, oltre a un percorso accessibile sospeso a quattro metri d’altezza. Queste ultime due esperienze, in realtà, fanno parte di Corte Roncati, il polo multifunzionale per la disabilità dell’Ausl di Bologna, dove la onlus collabora solo per la gestione dell’Ausilioteca. Per dondolare sospesi tra gli alberi bisogna chiedere l’autorizzazione ai servizi sociosanitari o far parte di un percorso di riabilitazione specifico. Inoltre, è necessario che sia presente un istruttore del Montepizzo Adventure park.