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UNA PROPOSTA PER ASTINO

In questi anni, come Associazione InNOVA BERGAMO, abbiamo spesso ragionato sugli edifici abbandonati della città e dunque anche sull’ex monastero di Astino. Abbiamo elaborato un’ idea e la mettiamo a disposizione della città e dei soggetti pubblici e privati che vorranno farla propria.

Astino: un toponimo che evoca un luogo di grande suggestione, amato senza dubbio, ma anche un po’ odiato dai bergamaschi. Amato per la bellezza paesaggistica di tale conca valliva, incastonata al confine tra colle e piano, presidiata dall’elegante mole del complesso monastico vallombrosiano, risalente al 1070; odiato perché proprio quel monastero è stato per decenni dimenticato dagli enti pubblici e ha subito un evidente deterioramento.

Nel 2007 una piccola grande svolta: la MIA (Misericordia Maggiore) acquista il complesso monastico e comincia a pensare al suo recupero. Si procede con la chiesa, tanto per cominciare, ormai restituita completamente alla sua funzione di culto, benché non ancora aperta al pubblico (manca poco, dicono). Il monastero viene messo in sicurezza, ma mancano i fondi per procedere al recupero completo e manca, soprattutto, una funzione in grado di farlo vivere. Varie le ipotesi, alcune insostenibili dal punto di vista economico, altre sfumate nel nulla (per esempio, l’idea della scuola per giuslavoristi).

Nel frattempo, una nota positiva, per fortuna: la valle circostante diventa centrale per un progetto coordinato dall’Orto Botanico di Bergamo e promosso da vari enti, tra cui il Comune, per il recupero delle colture tipiche del luogo. Il senso di questa operazione è chiaro: Astino, luogo di monaci coltivatori, come luogo di eccellenza del territorio e dei suoi prodotti.

La nostra proposta è quella di pensare oltre la scadenza di Expo, naturale vetrina per il progetto di recupero agricolo. Immaginando un recupero del monastero collegato a questa funzione di eccellenza territoriale nel comparto agroalimentare, abbiamo lanciato il progetto di una scuola di alta formazione alimentare dal carattere internazionale. Conoscete la scuola ALMA, insediata nella reggia di Colorno (Parma)? Io l’ho visitata. E’ qualcosa di simile.

Si tratta di conseguire diversi obiettivi contemporaneamente:

–       dotare Bergamo di funzioni formative di alto livello;

–       creare una sinergia tra tradizione agricola, recupero del territorio circostante e funzione del monastero

–       recuperare gli edifici oggi abbandonati, reperendo le risorse necessarie

–       aprire e rendere visitabile, permeabile, vivibile un luogo di rara bellezza, da troppi decenni recintato e chiuso.

Abbiamo elaborato questa proposta con un business plan serio e concreto, ovviamente da perfezionare. Qui sta la differenza tra i “sogni” di qualcuno e i nostri progetti. Offrendo diversi corsi per diverse tipologie di utenti, di diverso prezzo e di diversa durata, la scuola di alta formazione potrebbe pagare a MIA, proprietaria dell’immobile, un congruo affitto (si parla di 400.000 euro all’anno), la quale, a sua volta, potrebbe ottenere i finanziamenti per il recupero (servono almeno 12/14 milioni di euro). Al Comune il ruolo di regia, senza mettere un soldo.

Per rispettare i vincoli architettonici esistenti:

–       abbiamo pensato di insediare nella Cascina Convento, un edificio oggi semi-distrutto, di fronte all’ex-convento, le attrezzature e le aule di esercitazione che richiedono impianti tecnologici pesanti;

–       nel monastero vero e proprio, da tutelare al meglio, resterebbero le attività più “soft” (la biblioteca, le sale di lettura, alcune aule per le lezioni tradizionale);

–       le cantine, meravigliose, con le volte in pietra, ospiterebbero attività di ristorazione, modulate su diverse tipologie di offerta e fasce di prezzo (dalla degustazione al ristorante vero e proprio), affidate alla gestione degli stessi studenti;

–       potrebbe infine trovare anche casa la Fondazione Veronelli e potrebbe esistere un luogo di promozione delle eccellenze enogastronomiche del territorio;

–       il chiostro e gli spazi aperti saranno aperti, fruibili, permeabili, disponibili per iniziative ed eventi culturali.

Tutto questo per promuovere Bergamo e offrire occasioni di formazione e lavoro.