Archivi categoria: Welfare

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Firm Drain – Firm Gain: uno studio su impresa e territorio

Mercoledì 13 settembre si è svolto presso la nostra sede il workshop  Assorbimento e produzione di valore: favorire la localizzazione di imprese sul territorio, nel quale sono intervenuti, oltre al nostro presidente Maurizio Betelli, Luca Gotti (Responsabile Macroarea Territoriale Bergamo e Lombardia Ovest di UBI Banca), Massimiliano Serati (Direttore Centro dello Sviluppo dei Territori e dei Settori – LIUC Business School), Andrea Venegoni (Ricercatore Centro dello Sviluppo dei Territori e dei Settori – LIUC Business School) e il Sindaco di Bergamo Giorgio Gori.

La ricerca Firm Drain – Firm Gain ha come obiettivo quello di analizzare la “filiera” economica della regione Lombardia, cercando non solo di studiare il territorio in macroaree ma anche di interessarsi dei singoli comuni.

La serata è incominciata con l’introduzione da parte dell’ente promotore della ricerca UBI Banca che ha spiegato le finalità (raggiunte) e le motivazioni che hanno spinto ad avviare uno studio così approfondito ed accurato. Successivamente i relatori hanno esposto una serie di premesse, come la spiegazione della metodologia utilizzata nello studio e dei valori/indici cardine di questa ricerca.

L’approccio infatti è stato volutamente improntato e basato su dati raccolti su scala microterritoriale cercando di abbandonare le logiche legate ai confini amministrativi.

L’ambizione che i ricercatori hanno rincorso è quella di riuscire a misurare ciò che non è misurabile attraverso l’intreccio di dati che apparentemente poco potevano avere in comune. L’obiettivo principe della ricerca è infatti quello di individuare quali siano i fattori territoriali che incentivano la localizzazione di imprese e mappare l’attrattività attuale e prospettica dei territori lombardi.

Il primo passo della relazione è stato quello di esporre ciò che già in molti – addetti al settore o meno – sanno, cioè che la densità produttiva non risiede necessariamente in luoghi in cui il reddito pro capite è alto; al contrario, molto spesso accade l’opposto ed è per questo che le persone si muovono, anche all’interno di un’area apparentemente omogenea come quella del tessuto socio-economico lombardo, cercando e plasmando il posto migliore in cui produrre valore.

Successivamente ci si è mossi alla comprensione della logica alla base dell’attrattività nei diversi settori: dal manifatturiero, al turistico passando da quello commerciale. Ciò che la ricerca ha evidenziato è come negli anni alcune aree/comuni/provincie abbiano alzato i propri livelli di attrattività e come altre ne abbiano perso.

Dopo un’attenta analisi dei fattori trainanti in Lombardia, ci si è soffermati sul tessuto economico bergamasco, una delle realtà più solide.

La ricerca si è spinta anche a dare anche proiezioni per quanto riguarda la regione e, più nel dettaglio, la provincia bergamasca, suggerendo metodi, policies e buone pratiche che si dovrebbero attuare per ottenere quanto più possibile dal territorio e migliorarlo nei punti in cui attualmente dimostra qualche difficoltà.

 

La ricerca ha inoltre individuato tre fattori fondamentali per la creazione di impresa sul territorio:

 

  • Il facile accesso ai mercati internazionali ed ai paesi emergenti, fattore sempre più critico nel determinare la competitività del sistema produttivo di un territorio, la cui domanda in crescita spesso costituisce un mercato di sbocco di primaria importanza per le nostre imprese.
  • La disponibilità di capitale umano qualificato e giovane. Nonostante la spinta alla de-umanizzazione del processo produttivo che è in corso negli ultimi anni,  continua ad essere una condizione necessaria per competere con successo.

•          Essere in grado di attrarre investimenti dall’estero. La crescente mobilità dei capitali svincola la scelta localizzativa da considerazioni legate alla localizzazione del patrimonio, è evidente, ma il benessere economico rimane un elemento fondamentale nella determinazione dell’attrattività di impresa di un territorio.

Come è già stato detto, la tematica non è delle più semplici. Il lavoro di ricerca in questo senso è quindi fondamentale, perché la competitività – una volta limitata al dualismo sussistente tra grandi multinazionali e piccole aziende prettamente locali – è sempre maggiore e si evolve verso direzioni molteplici.

All’insegna della cordiale disponibilità e della competenza dei relatori, la serata ha permesso a tutti di ottenere la consapevolezza  delle regole che stanno alla base del rapporto tra territorio e impresa.

 

Ecco alcune foto della serata:

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Assorbimento e produzione di valore: favorire la localizzazione di imprese sul territorio

Mercoledì 13 settembre alle ore 21 presso la nostra sede in piazza Giacomo Matteotti 9, si svolgerà il workshop Assorbimento e produzione di valore: favorire la localizzazione di imprese sul territorio.

Specializzazione nei settori ad elevata produttività e con alto tasso di innovazione, capacità di creare e promuovere il talento, dinamiche demografiche che favoriscano ricambio nella popolazione attiva e mitighino il complessivo trend di invecchiamento della popolazione. Questi sono i fattori che contribuiscono a fare di un territorio la miglior scelta localizzativa per una impresa.

Ecco alcune tra le più importanti evidenze emerse dal lavoro di ricerca intitolato “Firm Drain – Firm Gain” condotto dal centro sullo sviluppo dei territori e dei settori della LIUC Business School con il supporto di UBI Banca, volto ad elaborare un set di indicatori che consenta di misurare la capacità di stimolare ed attrarre iniziativa imprenditoriale a livello comunale.

La teoria economica dimostra che le scelte di localizzazione di impresa rappresentano un tassello fondamentale nella definizione della strategia aziendale e che da esse dipende buona parte delle probabilità di successo della stessa.

Non solo, queste scelte rivestono un ruolo decisivo anche nel processo di sviluppo economico e competitivo di un territorio. La capacità di attivare ed attrarre iniziativa imprenditoriale costituisce infatti uno dei fattori che definiscono il livello di competitività di un’entità territoriale e ne determinano le traiettorie di sviluppo future.

La necessità di avere a disposizione un set di indicatori di supporto per l’analisi del profilo produttivo/imprenditoriale del territorio che sia in grado di fornire una misura affidabile di questo fattore si declina perciò secondo una duplice accezione:

  • Strategico/decisionale, in quanto volta a supportare le scelte di localizzazione di impresa (da parte di imprenditori e consulenti)
  • Di pianificazione politica, intesa come processo atto ad orientare gli interventi di promozione dello sviluppo economico del territorio

Sfruttando il database di “100% Lombardia” – sviluppato con Eupolis Lombardia, piattaforma che racchiude una varietà di indicatori statistici multitematici relativi ai comuni lombardi – questa ricerca restituisce un set di misure che consente di elaborare una fine valutazione della capacità del territorio di stimolare iniziativa imprenditoriale.  Inoltre, l’analisi effettuata permette di descrivere la geografia regionale dell’attrattività di impresa e quali siano le variabili che pesano maggiormente nel determinarla.

 

Programma:

 

  • INTRODUZIONE AL WORKSHOP

Maurizio Betelli, Presidente di InNova Bergamo

 

  • SALUTI

Luca Gotti, Responsabile Macroarea Territoriale Bergamo e Lombardia Ovest di UBI Banca, ente sostenitore della ricerca “Firm Drain – Firm Gain”

 

  • PRESENTAZIONE DEI RISULTATI DELLA RICERCA

Massimiliano Serati, Direttore Centro dello Sviluppo dei Territori e dei Settori – LIUC Business School

Andrea Venegoni, Ricercatore Centro dello Sviluppo dei Territori e dei Settori – LIUC Business School

 

  • DISCUSSIONE a cui sarà presente

Giorgio Gori, Sindaco di Bergamo

 

Si invitano le forze economiche e sociali e gli interessati a partecipare al workshop di presentazione dei risultati della ricerca.

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NUOVE SOLUZIONI PER NUOVI BISOGNI. IL FENOMENO DELL’INNOVAZIONE SOCIALE IN ITALIA

La pubblicazione del volume «Modelli ed esperienze di innovazione sociale in Italia. Secondo rapporto sull’innovazione sociale» contribuisce ad arricchire, in maniera autorevole, il dibattito sulla necessità di individuare soluzioni innovative a problemi sociali emergenti e consolidati. Realizzato dal Centro di ricerche internazionali sull’innovazione sociale, e sostenuto dall’Università Luiss Guido Carli e dalla Fondazione ItaliaCamp, lo studio esamina in maniera approfondita le principali caratteristiche delle pratiche di innovazione sociale attualmente presenti nel nostro Paese. Pur mostrando una sua maturità, l’innovazione sociale in Italia si configura come un settore d’intervento non omogeneo, che necessita di politiche e strategie in grado di favorirne la diffusione e lo sviluppo strutturale.

leggi qui l’articolo completo

da ‘Il Giornale delle Fondazioni’

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L’impresa sociale al servizio della ‘buona occupazione’: una biodiversità da tutelare

Negli ultimi anni l’impatto congiunturale sui livelli occupazionali e sulle politiche di welfare ha focalizzato l’attenzione sulla creazione di occupazione dignitosa e di qualità – in contrapposizione ai bad jobs con scarse tutele e opportunità in termini di guadagno e crescita professionale. Le politiche comunitarie e nazionali riconoscono l’impresa sociale tra le forme organizzative più “funzionali” alla promozione di “buona” occupazione e i suoi tratti caratterizzanti (modello organizzativo, cultura del lavoro etc.) contribuiscono a definire la sua distintività rispetto ad altre forme di imprenditorialità.

Questo saggio si colloca in tale ambito, con particolare riferimento al legame con il territorio, quale parte integrante del modello di intervento delle politiche per una “buona” occupazione.

In una prima parte il tema viene contestualizzato a livello teorico nel più ampio dibattito della riforma dei sistemi di welfare. Il contributo presenta poi alcune esperienze di innovazione e imprenditoria sociale a sostegno dell’ occupazione, promosse da reti internazionali di innovatori sociali in collaborazione con network di attori locali (soprattutto dell’Europa meridionale).

Le riflessioni finali, pur evidenziando qualche risvolto critico, sostengono l’importanza di definire un “modello europeo” di impresa sociale (tentativo in atto da anni presso le istituzioni comunitarie) e di tutelarne la “biodiversità”.

leggi tutto il contributo qui

 

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Incontro sul Sistema del Volontariato sociale e del relativo Welfare agito

InNOVA Bergamo ritiene molto importante affrontare anche il tema definito comunemente “del sociale”.

Per questo motivo, ha invitato il socio Paolo Pinna, Direttore dell’Area sociale di Éupolis, l’Istituto di ricerca statistica e ricerca della Regione Lombardia, a parlare di Volontariato sociale e relativo Welfare agito. Éupolis gestisce infatti quattro Osservatori: ORIM (Oss. per Integrazione e Multietnicità); ORED (Oss. Regionale per le Dipendenze) che cerca di fare prevenzione sull’uso di sostanze psicotrope nei giovani e si occupa di corsi di formazione per formatori di I livello nell’ambito del “LifeSkills Training program”, con lo scopo di formare operatori in grado di utilizzare in modo appropriato il LifeSkills Training nelle scuole secondarie di primo grado, ma tratta anche la dipendenza da gioco d’azzardo; l’Osservatorio sui minori; ORES (Oss. su Esclusione sociale). Durante l’incontro presso InNOVA, Paolo Pinna ha anticipato alcuni dati del rapporto ORES 2014, che verrà presentato a breve. La prima parte è costituita da un censimento di tutti gli enti che si occupano di esclusione sociale, raggruppati per dimensioni; la seconda parte, da un’indagine campionaria di un’area rappresentativa della Lombardia e riserva molte sorprese. La scelta degli enti monitorati avviene secondo tre criteri: appartenere al privato sociale, svolgere la propria azione gratuitamente, erogare servizi secondo i bisogni di base.

Pinna ha estrapolato i dati di Bergamo del 2013, in termini di enti e di attività: incrociandoli, si trovano molte informazioni interessanti. Esiste una rete molto grossa: in città nel 2013 c’erano ben 54 enti che si occupavano dell’esclusione sociale: gli assistiti nel 2013 erano 11.005, per il 54% maschi e il 46% donne; dal 2012 al 2013 gli assistiti sono aumentati nelle fasce 0-17 anni e 18-64 anni, ma dimezzati negli over 65. Il 32,7% è costituito da italiani e il 67,3 da stranieri. I senza fissa dimora (che rientrano nel totale di 11.005 assistiti) sono aumentati di 600 unità tra il 2012 e il 2013; gli stranieri sono il 90% e gli italiani 10%. I servizi offerti dagli enti variano per tipologia: la maggioranza di essi si occupa di distribuzione pacchi alimentari (74%); sussidi in denaro (56%); abbigliamento (35%); assistenza per ricerca di lavoro (22%) come i centri d’ascolto; servizio mensa (13%); posto letto (11%); farmaci (7%); igiene (6%) e assistenza sanitaria (2%). I motivi del bisogno sono: perdita del lavoro per 88%; scarse entrate o lavori saltuari per 76%; problemi di salute per 44%; debiti per 40%; solitudine 36%; detenzione in carcere 12% e morte di un parente 4%. I debiti e la salute sono quindi le due cause principali dell’esclusione sociale. Le categorie di utenza suddivise per enti sono costituite per il 96% i nuclei famigliari; per il 52% gli stranieri; per il 44% i minori; per il 24% gli anziani; per il 20% i disabili e i malati psichici. In pratica quasi tutti gli enti dichiarano di assistere nuclei famigliari. Se si incrociano i dati fra distribuzione degli assistiti per sesso, età e cittadinanza e dimensione dell’ente, gli italiani, gli anziani e le donne di solito si rivolgono ad enti più piccoli, gli stranieri ad enti più strutturati. Agli enti è stato anche chiesto, nella compilazione del censimento, quanti casi hanno avuto di persone che sono uscite dall’esclusione sociale. Per Bergamo, la risposta è pari allo 0%. La Direzione generale regionale dovrebbe usare questi dati per porre rimedi politici e anche per evitare il verificarsi di queste situazioni. Il Fondo nazionale sociale trasferisce zero euro alle Regioni e i fondi della Sanità vengono spalmati sul sociale. Quindi non si può fare affidamento sui trasferimenti statali per il welfare.

Al termine di questa interessante presentazione e degli interventi dei presenti, il Presidente Betelli chiude la serata constatando che l’interesse suscitato dalla presentazione merita ulteriori approfondimenti e pertanto  InNOVA decide di aprire un gruppo di lavoro anche sul Welfare e il sociale,  che opererà su sue direttrici principali: identificare quali sono i dati, come e dove si raccolgono, chi ha già open data o data set (si prevede quindi un lavoro in collaborazione con il gruppo Open data; analizzare buone prassi esistenti sulla modellizzazione del  rapporto tra primo e secondo welfare.

 E’ scaricabile il Rapporto dell’ORES 2012

Leggi l’articolo su L’Eco di Bergamo di martedì 11 novembre 2014