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NUOVE SOLUZIONI PER NUOVI BISOGNI. IL FENOMENO DELL’INNOVAZIONE SOCIALE IN ITALIA

La pubblicazione del volume «Modelli ed esperienze di innovazione sociale in Italia. Secondo rapporto sull’innovazione sociale» contribuisce ad arricchire, in maniera autorevole, il dibattito sulla necessità di individuare soluzioni innovative a problemi sociali emergenti e consolidati. Realizzato dal Centro di ricerche internazionali sull’innovazione sociale, e sostenuto dall’Università Luiss Guido Carli e dalla Fondazione ItaliaCamp, lo studio esamina in maniera approfondita le principali caratteristiche delle pratiche di innovazione sociale attualmente presenti nel nostro Paese. Pur mostrando una sua maturità, l’innovazione sociale in Italia si configura come un settore d’intervento non omogeneo, che necessita di politiche e strategie in grado di favorirne la diffusione e lo sviluppo strutturale.

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da ‘Il Giornale delle Fondazioni’

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L’impresa sociale al servizio della ‘buona occupazione’: una biodiversità da tutelare

Negli ultimi anni l’impatto congiunturale sui livelli occupazionali e sulle politiche di welfare ha focalizzato l’attenzione sulla creazione di occupazione dignitosa e di qualità – in contrapposizione ai bad jobs con scarse tutele e opportunità in termini di guadagno e crescita professionale. Le politiche comunitarie e nazionali riconoscono l’impresa sociale tra le forme organizzative più “funzionali” alla promozione di “buona” occupazione e i suoi tratti caratterizzanti (modello organizzativo, cultura del lavoro etc.) contribuiscono a definire la sua distintività rispetto ad altre forme di imprenditorialità.

Questo saggio si colloca in tale ambito, con particolare riferimento al legame con il territorio, quale parte integrante del modello di intervento delle politiche per una “buona” occupazione.

In una prima parte il tema viene contestualizzato a livello teorico nel più ampio dibattito della riforma dei sistemi di welfare. Il contributo presenta poi alcune esperienze di innovazione e imprenditoria sociale a sostegno dell’ occupazione, promosse da reti internazionali di innovatori sociali in collaborazione con network di attori locali (soprattutto dell’Europa meridionale).

Le riflessioni finali, pur evidenziando qualche risvolto critico, sostengono l’importanza di definire un “modello europeo” di impresa sociale (tentativo in atto da anni presso le istituzioni comunitarie) e di tutelarne la “biodiversità”.

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Incontro sul Sistema del Volontariato sociale e del relativo Welfare agito

InNOVA Bergamo ritiene molto importante affrontare anche il tema definito comunemente “del sociale”.

Per questo motivo, ha invitato il socio Paolo Pinna, Direttore dell’Area sociale di Éupolis, l’Istituto di ricerca statistica e ricerca della Regione Lombardia, a parlare di Volontariato sociale e relativo Welfare agito. Éupolis gestisce infatti quattro Osservatori: ORIM (Oss. per Integrazione e Multietnicità); ORED (Oss. Regionale per le Dipendenze) che cerca di fare prevenzione sull’uso di sostanze psicotrope nei giovani e si occupa di corsi di formazione per formatori di I livello nell’ambito del “LifeSkills Training program”, con lo scopo di formare operatori in grado di utilizzare in modo appropriato il LifeSkills Training nelle scuole secondarie di primo grado, ma tratta anche la dipendenza da gioco d’azzardo; l’Osservatorio sui minori; ORES (Oss. su Esclusione sociale). Durante l’incontro presso InNOVA, Paolo Pinna ha anticipato alcuni dati del rapporto ORES 2014, che verrà presentato a breve. La prima parte è costituita da un censimento di tutti gli enti che si occupano di esclusione sociale, raggruppati per dimensioni; la seconda parte, da un’indagine campionaria di un’area rappresentativa della Lombardia e riserva molte sorprese. La scelta degli enti monitorati avviene secondo tre criteri: appartenere al privato sociale, svolgere la propria azione gratuitamente, erogare servizi secondo i bisogni di base.

Pinna ha estrapolato i dati di Bergamo del 2013, in termini di enti e di attività: incrociandoli, si trovano molte informazioni interessanti. Esiste una rete molto grossa: in città nel 2013 c’erano ben 54 enti che si occupavano dell’esclusione sociale: gli assistiti nel 2013 erano 11.005, per il 54% maschi e il 46% donne; dal 2012 al 2013 gli assistiti sono aumentati nelle fasce 0-17 anni e 18-64 anni, ma dimezzati negli over 65. Il 32,7% è costituito da italiani e il 67,3 da stranieri. I senza fissa dimora (che rientrano nel totale di 11.005 assistiti) sono aumentati di 600 unità tra il 2012 e il 2013; gli stranieri sono il 90% e gli italiani 10%. I servizi offerti dagli enti variano per tipologia: la maggioranza di essi si occupa di distribuzione pacchi alimentari (74%); sussidi in denaro (56%); abbigliamento (35%); assistenza per ricerca di lavoro (22%) come i centri d’ascolto; servizio mensa (13%); posto letto (11%); farmaci (7%); igiene (6%) e assistenza sanitaria (2%). I motivi del bisogno sono: perdita del lavoro per 88%; scarse entrate o lavori saltuari per 76%; problemi di salute per 44%; debiti per 40%; solitudine 36%; detenzione in carcere 12% e morte di un parente 4%. I debiti e la salute sono quindi le due cause principali dell’esclusione sociale. Le categorie di utenza suddivise per enti sono costituite per il 96% i nuclei famigliari; per il 52% gli stranieri; per il 44% i minori; per il 24% gli anziani; per il 20% i disabili e i malati psichici. In pratica quasi tutti gli enti dichiarano di assistere nuclei famigliari. Se si incrociano i dati fra distribuzione degli assistiti per sesso, età e cittadinanza e dimensione dell’ente, gli italiani, gli anziani e le donne di solito si rivolgono ad enti più piccoli, gli stranieri ad enti più strutturati. Agli enti è stato anche chiesto, nella compilazione del censimento, quanti casi hanno avuto di persone che sono uscite dall’esclusione sociale. Per Bergamo, la risposta è pari allo 0%. La Direzione generale regionale dovrebbe usare questi dati per porre rimedi politici e anche per evitare il verificarsi di queste situazioni. Il Fondo nazionale sociale trasferisce zero euro alle Regioni e i fondi della Sanità vengono spalmati sul sociale. Quindi non si può fare affidamento sui trasferimenti statali per il welfare.

Al termine di questa interessante presentazione e degli interventi dei presenti, il Presidente Betelli chiude la serata constatando che l’interesse suscitato dalla presentazione merita ulteriori approfondimenti e pertanto  InNOVA decide di aprire un gruppo di lavoro anche sul Welfare e il sociale,  che opererà su sue direttrici principali: identificare quali sono i dati, come e dove si raccolgono, chi ha già open data o data set (si prevede quindi un lavoro in collaborazione con il gruppo Open data; analizzare buone prassi esistenti sulla modellizzazione del  rapporto tra primo e secondo welfare.

 E’ scaricabile il Rapporto dell’ORES 2012

Leggi l’articolo su L’Eco di Bergamo di martedì 11 novembre 2014