Innovatevi culturalmente

In quale senso si innova? Cosa? A partire da quali condizioni? Che cosa sarebbe “cultura”? Si tratta delle premesse implicite della questione e va fatto notare che gli umanisti non sono stati in grado di rispondere a nessuna di queste domande, negli ultimi decenni. Ciò è vero, se e solo se riteniamo di applicare all’ambiguo termine, ovvero “umanista”, gli agi della condizione di cui ha goduto l’umanismo in epoca novecentesca, la quale ancora non è del tutto terminata, se si pone proprio il problema dell’innovazione culturale. Il secolo che porta ad applicabilità la trasformazione del biologico (per come si è inteso il biologico) sembra candidare le anime di chi reclama per sé uno stile o più stili, una tradizione, un canone, secondo un’idea assai limitata di trivio e quadrivio. È lo stesso secolo in cui la cosiddetta cultura umanistica ritiene di vedere strutturalmente i fenomeni psichici e quelli suppostamente mondani, come il letterario, quando le strutture profonde sono il pane di altri saperi che stanno conducendo ad accelerazione il processo di indifferenziazione tra psichico e mondano.

Se non si comprende che l’accelerazione dei processi è, di fatto, il processo, non si riuscirà a comprendere la prospettiva in cui si è posta la questione culturale nel passaggio d’epoca che viviamo. Viviamo sempre passaggi d’epoca, tuttavia questo che stiamo vivendo è un po’ più passaggio d’epoca di altri.

leggi qui l’articolo integrale di Giuseppe Genna.

 

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