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Un museo dell’energia nell’ex Caserma Montelungo

Riportiamo il testo integrale  dell’intervista a Giorgio Gori, presidente di InNOVA BERGAMO, pubblica dal Corriere della Sera – ed. Bergamo  il 7 lugliodel 2012, nella quale vengono riassunte alcune proposte alternative elaborate durante l’attività dell’Associazione.

“Non so quante possibilità abbia Bergamo di diventare nel 2019 Capitale europea della Cultura, ma credo che il processo legato alla candidatura, se finalmente sarà basato sulla più ampia con divisione, ci offra un’importante occasione per riflettere sul destino della nostra città. Il giudizio dell’Unione Europea , più che sulla lista dei beni artistici  e sul palinsesto degli eventi , verterà del resto proprio sulla nostra capacità di mettere a fuoco un’idea condivisa della città, un’idea di profilo europeo, coerente con la nostra storia ma rivolta a lfuturo. Tra i diversi contributi su questo tema ho particolarmente apprezzato quello di Andrea Moltrasio, il cui merito a mio avviso sta nell’aver sottolineato la relazione tra la dimensione economico-industriale della città e il suo più recente profilo culturale. La spinta del sistema produttivo è evidente nello sviluppo dell’Università, di Bergamo Scienza, nelle realizzazioni del Kilometro Rosso e del nuovo I-Lab Italcementi. Sapere scientifico, tecnologia, ricerca, istruzione specializzata. In pochi anni il significato della stessa parola «cultura» è andato modificandosi sotto  i nostri occhi, superando la semplice estatica visione museale a cui eravamo abituati. Proprio la relazione tra lavoro e cultura, del resto, ha plasmato l’anima della città attraverso i secoli. Se Bergamo dispone di un grande patrimonio artistico, questo è in virtù della laboriosità dei nostri concittadini, declinata lungo i secoli come competenza artigiana, spirito di sacrificio, spiccata imprenditorialità, capacità di generare ricchezza, associata ad un forte senso del bene collettivo e dal gusto privato del bello. La città è quella che conosciamo proprio perché il lavoro si è costantemente e armoniosamente tradotto in bellezza. A noi oggi il compito di tutelare e far vivere questo patrimonio. Anche la sola conservazione, come dimostrano i recenti casi della biblioteca Angelo Mai e del teatro Donizetti, è sfida non da poco. Ma non può bastare. La vicenda di Astino dimostra che anche là dove non mancano i mezzi economici la carenza di idee rischia di vanificare lo sforzo. Il restauro del Donizetti è ormai una necessità improrogabile, ma il passo successivo dev’essere una più efficace valorizzazione della figura e delle opere del musicista a cui il teatro è intitolato. La stessa conservazione richiama il bisogno di una progettualità complessiva, per non parlare degli interventi che richiedono una più radicale trasformazione. Dobbiamo dunque sforzarci di trovare il bandolo della matassa. Personalmente sono convinto che il futuro della città vada disegnato intorno alla conoscenza. Bergamo, città del lavoro che si tramuta in bellezza, può diventare un polo europeo del sapere. L’investimento sul talento, sulle tecniche del saper fare, oggi può innovarsi nei campi della cultura scientifica e umanistica, puntando sulla ricerca e sulla più alta specializzazione. Il primo obiettivo, a mio avviso, dev’essere la crescita del polo universitario. Parlo di crescita anche in senso quantitativo, non solo dal punto di vista della qualità degli insegnamenti. Se infatti non saremo capaci di attrarre (anche dall’estero) migliaia di giovani studenti, e di trattenerne una parte integrandoli nella nostra comunità, tra pochi anni saremo alle prese con un grave problema demografico. Al tempo stesso sappiamo che il futuro della nostra manifattura, così come dei servizi, dipenderà da quanta «conoscenza» riusciremo a mettere nei nostri prodotti. La stessa idea potrà guidarci anche nelle scelte che riguardano i famosi «contenitori storici». Non ho ricette, ma credo per esempio che sull’area degli Ospedali Riuniti andrebbe promosso un supplemento di riflessione. Possiamo permetterci che una porzione così importante della città vada all’asta senza alcuna garanzia riguardo al permanere del suo valore pubblico? Se anche il secondo bando andrà deserto, è auspicabil e che si possa mutare rotta, con il coinvolgimento di tutte le risorse pubbliche e private disponibili, puntando anche a collegare quello spazio”