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Bergamo è ferma, ecco come può ripartire

A Bergamo si vota tra un anno. Sulle pagine del quotidiano locale, L’Eco di Bergamo, si è sviluppato un fitto dibattito, suscitato dall’intervista con cui il Presidente del Credito Bergamasco, l’avvocato Cesare Zonca, ha detto senza mezzi termini quello che in molti pensano: che la città sta vivendo un pericoloso declino, dovuto anche all’affievolirsi dello spirito civico che in passato ha sostenuto l’impegno culturale e politico di molti. A questo dibattito Giorgio Gori, presidente di InNOVA Bergamo, ha dato il suo contributo con l’articolo che riportiamo qui: 

Ha ragione l’avvocato Zonca ad essere pessimista sulla condizione della città? Sì e no, a mio avviso. Bergamo è senz’altro ferma da diversi anni. In una fase di crisi sarebbe servita una grande capacità di innovazione e di coinvolgimento di tutte le energie, ma il governo della città ha manifestato mancanza di visione e limiti evidenti nell’esecuzione dei progetti. In un quadro di competizione territoriale sempre più marcata, Bergamo ha perso parecchie posizioni.
La consapevolezza di questa situazione è però diffusa. Nel progredire delle riflessioni sul destino della città, nella crescente partecipazione dei cittadini alla vita associativa, nel desiderio diffuso di un cambiamento, vedo una forma di reazione e le premesse di un rilancio.
Le difficoltà non mancano. La crisi economica non sta risparmiando la nostra comunità, colpendo soprattutto l’industria manifatturiera, l’edilizia e il piccolo commercio. Centinaia di migliaia di metri cubi sono rimasti vuoti, in attesa di una nuova destinazione. Bergamo si è così trasformata in una città di uffici, con una forte concentrazione di pubblico impiego. Anche questa caratterizzazione è però oggi a forte rischio. L’inevitabile riduzione del peso della pubblica amministrazione espone il settore – in prospettiva – al rischio di un ridimensionamento.
Quindi la crisi demografica – invecchiamento, bassa natalità, espulsione di molti giovani -, solo parzialmente compensata dal contributo di una popolazione straniera arrivata quasi al 17%, ma non ancora del tutto integrata. In compenso, sulla città gravita una “popolazione temporanea” di decine di migliaia di pendolari. L’area urbana bergamasca ha oggi oltre 400.000 abitanti; a questa dimensione va necessariamente riferita la pianificazione strategica del territorio per i prossimi anni. Alla stessa scala vanno affrontate questioni come il peggioramento delle condizioni ambientali, la congestione del traffico automobilistico e il progressivo consumo di suolo agricolo.
Infine, la crisi degli enti locali, sempre più poveri ed ingessati da vincoli burocratici.
Serve competenza ed energia per governare bene in una stagione di risorse scarse.
E’ inevitabile, per esempio, ripensare il welfare, non solo occupandosi integralmente della “persona” e delle sue molteplici relazioni, oltre le logiche dell’assistenza, ma coinvolgendo gli utenti nella gestione dei servizi ed immaginando che la responsabilità degli enti pubblici sia sempre di più quella di guidare i processi, anziché realizzarli direttamente.
Per garantire coesione della comunità e qualità è importante procedere ad una aggregazione della domanda (servizi condivisi) e dell’offerta (riduzione dei costi, maggiore efficienza), e al tempo stesso far emergere l’energia sociale esistente (il volontariato, le imprese sociali, le reti spontanee dei cittadini, il ruolo attivo della popolazione anziana).
Dobbiamo mettere a frutto le potenzialità del nostro territorio, investire nell’innovazione d’impresa e nei servizi a valore aggiunto, potenziare selettivamente la dotazione infrastrutturale (privilegiando il trasporto collettivo), valorizzare le risorse ambientali e paesaggistiche, promuovere il patrimonio artistico e culturale (a partire dalla Carrara e dall’eredità di Donizetti, per arrivare a Bergamo Scienza), scommettere con decisione sul turismo.
Per attrarre attività, servizi e commercio è prioritario rilanciare un’attenta politica della casa. Oggi Bergamo manifesta un eccesso di abitazioni disponibili e contemporaneamente una domanda di abitazioni a basso costo che non trova corrispondenza nelle caratteristiche del mercato. La risposta sta nell’incentivazione dei progetti di housing sociale e nella movimentazione dello stock immobiliare inutilizzato attraverso l’intervento di fondi immobiliari dedicati.
Un tema centrale, a sua volta collegato agli equilibri demografici, è rappresentato dallo sviluppo del polo universitario. Oggi l’Università rappresenta uno degli elementi di forza della città, ma il suo potenziale è ancora ampiamente inespresso. Da un suo ulteriore sviluppo, da una sua piena internazionalizzazione, dipende un pezzo significativo del futuro di Bergamo, dalle dinamiche demografiche alla fertilizzazione del tessuto produttivo, fino alla vivacità della vita culturale. Da una “città con l’università” Bergamo può diventare a tutti gli effetti una “città universitaria”, capitale della conoscenza di scala europea.
E’ necessario guardare avanti e anticipare la visione della città che vorremmo per i prossimi decenni. L’appuntamento di Expo 2015 e la costruzione della candidatura a Capitale europea della cultura 2019 sono passaggi importanti, perché mettono alla prova la nostra idea di città nel lungo periodo e ci obbligano a fare ricorso a tutte le energie sane del nostro territorio.
Con la prossima nascita dell’Area metropolitana milanese, tutti gli equilibri territoriali lombardi sono destinati a mutare. In relazione ad essa, Bergamo è chiamata a ritagliarsi un nuovo ruolo all’interno della competizione/cooperazione con gli altri sistemi urbani della Regione.
Bergamo luogo della conoscenza e dell’innovazione, luogo della cultura e della bellezza, luogo del vivere armonioso, anche in virtù del suo consistente capitale sociale: i prossimi anni ci chiamano all’impegno di far emergere, concretamente, queste anime della nostra città. Lo potremo fare solo se capaci di coinvolgere in profondità la cittadinanza e tutte le sue rappresentanze, connettendone le migliori energie intorno ad una condivisa idea di futuro.

Giorgio Gori
Presidente InNOVA Bergamo

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