Teatro

A Bergamo un grande Festival per Donizetti. Quello che c’è ha bisogno di un nuovo «format»

L’intervento del presidente di InNOVA Bergamo Giorgio Gori su Corriere Bergamo, 4 settembre 2013.

Un festival dedicato a Donizetti? Ma esiste già dal 2006!
La proposta del maestro Ceccato, intervistato dal Corriere, deve essere apparsa piuttosto bizzarra agli addetti ai lavori e agli appassionati di opera. Dunque il grande maestro era disattento? O in questo caso ha peccato di ingenerosità? Né uno né l’altro, a mio avviso. Scopo principale dell’intervista – perfettamente colto – era quello di mettere finalmente Donizetti, uno dei cinque grandi compositori d’opera di tutti i tempi, al centro del dibattito della città, soprattutto in vista della candidatura a Capitale europea della cultura 2019. Com’è possibile che Bergamo non capisca che Donizetti è un importante veicolo della propria promozione sulla scena internazionale? Altre città hanno saputo valorizzare assai meglio i propri talenti, rilanciando il proprio territorio attraverso un evento di livello. Se il maestro Ceccato non si è «accorto» del Bergamo Musica Festival Gaetano Donizetti, e altri con lui, vale la pena chiedersi cosa sia mancato, visto che esiste da diversi anni. La mia ipotesi è che si tratti di un problema di format, di riconoscibilità e di comunicazione. Il Festival è infatti una creatura di difficile classificazione. Scorrendo il programma 2013 colpisce la quantità e la qualità degli appuntamenti, ed è però difficile riconoscere un inizio e una fine, senza contare che il mix tra opere donizettiane e appuntamenti dedicati ad altri autori rischia di rendere la proposta dispersiva e difficilmente comunicabile. Un festival dovrebbe avere un profilo e una durata più circoscritti. Il variegato cartellone di Bergamo Musica, esteso all’intera stagione musicale, andrebbe cioè distinto da quello del vero e proprio Donizetti Opera Festival.
Per essere percepito come tale, un grande evento dovrebbe necessariamente concentrarsi in non più di tre settimane – probabilmente a settembre – e mobilitare l’intera città. Ovviamente il Festival rientrerebbe nella programmazione più generale, ma se ne distinguerebbe in termini di comunicazione e marketing (essendo in primo luogo indirizzato ad un target do non residenti, come i grandi festival di Pesaro o di Salisburgo). Nel quadro del Festival andrebbe prevista la rappresentazione di almeno un’opera «maggiore» di Donizetti, intorno alla quale costruire una serie di eventi collaterali che attraversino la città (mostre, dibattiti, fino ai menù dei principali ristoranti), oltre ad un paio di opere meno conosciute e concerti di altri autori collegati al grande compositore. Si tratterebbe quindi, principalmente, di dare una confezione decisamente più «vendibile» all’offerta già ben costruita in questi anni. Per tutto questo, dobbiamo attendere il 2019? A mio parere assolutamente no: se vogliamo che l’appuntamento guadagni una riconoscibilità internazionale per quella scadenza è necessario inaugurare ben prima la nuova configurazione, a mio avviso sin dal 2016. Ci vorranno più risorse, ma in una misura non esagerata. Pesaro investe 8 milioni nel festival dedicato a Rossini, ma per ogni euro speso il territorio ne ricava almeno 7. Per il Donizetti Opera Festival (e per l’intera stagione di Bergamo Musica) potrebbero bastare 3,4/4 milioni, con la ragionevole possibilità di attingere alla linea dei finanziamenti FUS specificatamente destinati ai festival e di coinvolgere sponsor privati. Prima di allora però ci aspetta l’Expo. E anche qui, io credo, Bergamo non può avere dubbi: Donizetti è la miglior carta da giocare (seppure non l’unica) per cercare di attrarre una quota del flusso turistico previsto.
L’intervista dell’assessore Sartirani accenna ad un «esperimento di distribuzione intensiva» dei titoli più popolari. Se ben capisco, è esattamente ciò che proporrei. Ai visitatori che da maggio ad ottobre 2015 visiteranno l’Expo, Bergamo deve offrire il «pacchetto» più riconoscibile della produzione di Donizetti: tre opere – Lucia di Lammermoor, Elisir d’amore e Don Pasquale – rappresentate ogni fine settimana per almeno quattro mesi e inserite nei pacchetti degli operatori turistici. Per contenere i costi le opere potrebbero essere eseguite anche con formazione orchestrale ridotta, e in tal caso il Teatro Sociale costituirebbe forse la sede più adatta. L’importante è puntare all’obiettivo: sfruttare Expo 2015 per attrarre a Bergamo il maggior numero di visitatori, sapendo che Donizetti è una leva importantissima, da usare nel modo migliore.

 

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