Nantes

Piano clima e foreste urbane, Nantes la «verde» d’Europa

Stefano Montefiori, Corriere della Sera 15 ottobre 2013.

Jean-Marc Ayrault è diventato per la prima volta sindaco di Nantes nel marzo 1989, quando ancora c’era il muro di Berlino. È stato poi rieletto nel 1995, 2001 e 2008, e la lunga relazione tra l’esponente socialista e la città bretone è stata fruttuosa: l’anno scorso Ayrault è diventato primo ministro della Repubblica francese, e Nantes è stata dichiarata «Capitale verde d’Europa 2013», un titolo istituito dall’Unione europea per premiare le città che abbiano raggiunto obiettivi ambiziosi in materia di ambiente e sviluppo sostenibile.
Nantes, medio centro di provincia con 290 mila abitanti, «città modello» come in passato le metropoli Stoccolma o Amburgo.
Come è successo? Nantes è stata la prima città dell’Europa occidentale a reintrodurre il tram elettrico in centro, nel 1985, e oggi più di 42 chilometri sono al servizio della collettività. Poi ci sono i 15 mila 500 ettari adibiti a parco pubblico, e la creazione di tre foreste urbane (800 ettari entro il 2016). Dal 1999 la percentuale di cittadini che abitano a non più di 300 metri da uno spazio verde è pari al 100%, e non è mai diminuita. 
Il piano per il clima confermato dal nuovo sindaco Patrick Rimbert prevede l’eliminazione di un milione di tonnellate di anidride carbonica l’anno di qui al 2025, ossia una riduzione del 25% rispetto alle emissioni del 1990. Per centrare il traguardo, la città controlla il consumo energetico di ogni edificio, ha costruito nuove case popolari a basso consumo energetico, ha ristrutturato 2000 appartamenti comunali in modo da ridurre la bolletta degli inquilini, e sta installando pannelli fotovoltaici che producono 190 mila chilowatt all’anno. La commissione europea ha voluto anche premiare il fatto che siano preservati i circa 250 chilometri di corsi d’acqua, e la presenza del parco della «Piccola Amazzonia» proprio accanto al quartiere Malakoff, quello delle case popolari. «La questione della biodiversità non deve essere riservata agli angoli preferiti dei “bobo” (i giovani ricchi di sinistra, ndr ), dice il sindaco Rimbert.
Il quadro idilliaco è stato in parte messo in discussione dal progetto di costruire un aeroporto vicino alla città, a Notre Dame des Landes, che è diventato oggetto di scontri tra manifestanti e forze dell’ordine. Il nuovo aeroporto di Nantes è per la Francia ciò che il cantiere Tav in Val di Susa è per l’Italia: l’occasione di un conflitto anche ideologico tra i sostenitori dell’opera e quanti la definiscono inutile e inquinante. Le autorità, dal governo centrale alla giunta socialista, sono convinte che l’aeroporto si farà e non rovinerà le conquiste di Nantes «città modello».
Al convengo internazionale «Ecocity» organizzato a Nantes alla fine di settembre, il premier Ayrault è tornato in città per delineare lo sviluppo futuro. «Ogni settimana in tutto il mondo più di un milione di uomini e donne si trasferiscono nelle città – ha detto -, e questa cifra vertiginosa mostra che siamo tutti alle soglie di un cambiamento epocale. Per secoli il nostro approccio è stato esclusivamente urbanistico, economico, architetturale. Ma oggi siamo arrivati al limite del modello urbano che abbiamo ereditato, e dobbiamo guardare avanti. Alcune città come Masdar, negli Emirati arabi uniti, hanno già l’ambizione di diventare territori a zero emissione di Co2. Perché non puntare anche noi a questo obiettivo? La priorità per il futuro, anche qui, è una città a impatto zero».

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