Caserma

Montelungo, finalmente una svolta. Ma adesso aumentiamo gli spazi pubblici

L’intervento del presidente di InNOVA Bergamo Giorgio Gori a proposito dell’ex caserma Montelungo e della proposta elaborata dagli Ordini degli architetti e degli ingegneri insieme all’Ance.

La proposta elaborata dagli Ordini degli architetti e degli ingegneri insieme all’Ance – fatta propria dall’amministrazione comunale – rappresenta un’importante svolta per il destino della Montelungo. Finalmente si intravede un percorso concreto per restituire l’ex caserma alla città.
Che si tratti di svolta è però certo. In questi mesi l’amministrazione ha più volte sostenuto che la possibilità di ottenere gratuitamente il bene dal Demanio era un sogno campato per aria, “frutto di una scarsa conoscenza delle norme”, che l’unica soluzione era quella di vendere tutta la caserma – non solo la parte di pertinenza dello stesso Demanio – e, al massimo, ricavarne una piccola porzione da destinare a usi culturali grazie agli standard qualitativi.
Architetti, ingegneri ed Ance hanno chiaramente dimostrato che questa prospettiva non stava in piedi. La brillante intuizione di “ribaltare il campo” – suggerendo al Comune di lasciare al Demanio la Montelungo vera e propria, per una vendita profittevole, e di acquisire in gratuità la parte su via Camozzi, salvo demolirne una consistente sezione – indica al contrario un itinerario fattibile, sostenuto da accurati calcoli economici, che ha il pregio di porre in primo piano l’interesse pubblico.
Decisivo è stato il contributo dei partiti di opposizione e di varie associazioni. InNova Bergamo, tra queste, ha più volte sollecitato il rispetto della previsione urbanistica che colloca la Montelungo al centro del “Polo della cultura e del tempo libero” e proposto una demolizione selettiva che desse centralità al verde pubblico, consentendo la saldatura dei parchi Suardi e Marenzi in un grande polmone verde al centro della città.
Va ricordato anche che l’acquisizione a titolo gratuito – resa possibile da un decreto dell’agosto 2012 – è stata ignorata dall’amministrazione per più di un anno, e forse non se ne sarebbe proprio parlato se i parlamentari del PD non avessero segnalato la cosa.
Nell’anno che si è perso è invece andata avanti l’idea di trasferire la Gamec ai Magazzini generali, in contrasto col PGT che ne prevedeva la ricollocazione proprio nel complesso della Montelungo. Saremmo ancora in tempo, volendo, per rivedere quella scelta.
Il nuovo progetto si preoccupa di non cancellare del tutto l’inserimento del complesso nel “Polo della cultura”. I “servizi culturali” dovrebbero concentrarsi nella palazzina d’angolo di fronte alla Torre del Galgario. Si tratta però di soli 2.700 metri quadrati (3.700 coi sottotetti), obiettivamente pochi per farne la sede di un’istituzione culturale di livello.
C’è quindi il rischio che di quello spazio si faccia piuttosto uno spezzatino: una sede di rappresentanza di questa o di quella associazione, la sede di un ordine professionale, senza con ciò contribuire in alcun modo ad elevare il profilo d’offerta culturale di Bergamo.
La proposta che vorrei quindi avanzare è che alla riqualificazione di quella palazzina si aggiunga la ricostruzione ex-novo del corpo adiacente, affacciato su via Camozzi. Si guadagnerebbero così altri 1.900 metri quadrati, il cui costo il Comune potrebbe coprire con i proventi generati dall’operazione.
Sommando le due superfici si ricaverebbero 4.600 metri quadrati, questi sì sufficienti ad ospitare un’importante istituzione culturale. Quale? Circa un anno fa – visto lo spostamento Gamec ai Magazzini generali, parlando proprio della Montelungo – proposi la creazione di un Museo dell’Energia, immaginando un’esposizione “esperienziale” (ad oggi senza eguali in Europa) fondata su una materia estremamente viva e spettacolare, capace di attrarre anche un pubblico giovane. Continuo a ritenerla un’idea affascinante e concreta.
Lascerei tuttavia ad altri, più esperti di me, il compito di selezionare un progetto che associ qualità, internazionalità e sostenibilità economica. Realtà come quella di Bergamo Scienza dimostrano che in città le competenze non mancano.
Proprio questa anzi mi parrebbe la prospettiva più interessante: coinvolgere il team di Bergamo Scienza e consentirgli – attraverso la progettazione di un nuovo spazio espositivo – di “stabilizzare” il valore formativo e il richiamo generati ogni autunno dalla straordinaria manifestazione che Bergamo ha la fortuna di ospitare.

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