SMART

«Una città smart? Mettiamo in rete le informazioni»

Riportiamo qui di seguito l’intervista di Dino Nikpalj a Giovanni Menduni, docente al Politecnico e coordinatore dell’Area Innovazione del Comune di Firenze, pubblicato su L’Eco di Bergamo il 16 aprile 2013.

Smart. Come gli smartphone, per esempio. «In un momento di grande transizione tecnologica stiamo assistendo ad un grande spostamento di dati su questi supporti».
Giovanni Menduni, docente al Politecnico di Milano e coordinatore dell’Area Innovazione del Comune di Firenze, ha fatto della città toscana un modello di smart city. Pluripremiato e imitato. «L’obiettivo è semplice: migliorare la vita dei cittadini. Chiaramente non tutta la tecnologia è all’insegna del mobile, ma la vera svolta è questa. Certo, servono le infrastrutture».

Quindi la fibra e punti d’accesso adeguati. A Firenze avete messo tutto in rete.
«Sì. A me ha sempre molto colpito il fatto che ogni ente vantasse un tot numero di access point, senza federarli. A cominciare da quelli delle amministrazioni pubbliche, così da avere credenziali comuni d’accesso: perché comunque il problema dell’identificazione dell’utente rimane».

Non solo in Italia.
«Sfatiamo il mito della connessione libera all’estero: le credenziali esistono sempre. Ma qui si apre una partita con i privati: come amministrazione pubblica posso chiedere al bar dell’angolo di farsi carico del servizio, offrendo in cambio all’operatore un importante visibilità sull’home page, per esempio. E’ un’operazione dove vincono tutti».

Ma la connettività libera è il vero problema?
«Vederla come un diritto universale è un altro mito: un approccio un po’ ideologico e datato. Le pubbliche amministrazioni devono fornire servizi, non tanto connettività: di questi tempi, con pochi euro, ognuno è connesso con il suo smartphone. La vera partita si gioca sui contenuti»

Di quale genere?
«Il pubblico ha informazioni che deve mettere a disposizione, condividere: sono un diritto e un dovere. Il nostro punto d’orgoglio è il portale open data, il più ricco di contenuti dopo quelli di Istat e Regione Lombardia: un’immensa quantità d’informazioni a disposizione dei cittadini e aziende. Di ogni genere: tutto quello che serve per la vita quotidiana. Informazioni aggiornate, riproducibili e distribuibili».

In sostanza una diffusione continua delle conoscenze?
«Esattamente, in questo modo ognuno può costruirsi una specie di città ideale, quella che serve a lui. Molti credono che la carta vincente sia avere le informazioni che gli altri non hanno, noi crediamo che vince chi riesce ad usare meglio quelle a disposizione di tutti».

Quanto vi è costato il progetto?
«Meno di 20 mila euro. Per due anni abbiamo raccolto dati e ora sono a disposizione, aggiornati giornalmente e anche più volte al giorno. Informazioni che poi i privati possono usare per sviluppare applicazioni più dettagliate e specifiche, anche per business. E intendiamo aprire anche ai data set prodotti dai semplici cittadini».

L’obiettivo è una città più facile…
«E ne guadagniamo tutti, per ogni servizio. Le faccio un esempio: abbiamo recuperato molte multe per infrazioni stradali di stranieri con auto a noleggio. Pagano on line anche dall’Australia o dalla Nuova Zelanda: troviamo decine di pagamenti alle 4 del mattino».

E sul turismo in generale?
«Stiamo lavorando per distribuire contenuti georeferenziati tra un sito museale e l’altro: un percorso che abbiamo chiamato “dreaming, whishing, planning”. Uno prima sogna il viaggio, poi desidera cosa vedere e lo pianifica, potendo contare anche su credenziali permanenti d’accesso alla rete, così da restare fidelizzato a Firenze».

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10 Innov@zioni per Bergamo

L’associazione InNOVA BERGAMO organizza per martedì 16 aprile alle ore 21:00, presso l’Urban Center di Bergamo, un incontro pubblico sul tema della Smart City.

La città intelligente è una realtà urbana che riesce a conciliare i bisogni dei cittadini con le esigenze delle imprese e delle istituzioni che operano sul territorio. Grazie all’impiego diffuso ed innovativo delle nuove tecnologie è possibile ottimizzare e gestire in modo oculato le risorse a disposizione, perseguendo complessivamente un’idea di sviluppo sostenibile. Quasi infinite sono le dimensioni potenzialmente interessate da questa rivoluzione: la vivibilità degli spazi urbani, le strategie di mobilità, l’informazione e la trasparenza dell’’agire amministrativo, il risparmio energetico, le attività culturali, le politiche per la  sicurezza, le opportunità economiche etc. La città intelligente è essenzialmente il risultato di una visione complessiva e coerente dello sviluppo della città, con un impegno di tutti gli attori presenti sul territorio.

Invitando importanti ospiti, ovvero Sergio Scalpelli (responsabile marketing per Fastweb), in collegamento web Stefano Quintarelli (deputato ed esperto di tecnologie informatiche) e Giovanni Menduni (coordinatore dell’area innovazione per il Comune di Firenze), l’Associazione InNOVA BERGAMO cerca di creare un dibattito vivo per immaginare come Bergamo possa lavorare per diventare una città intelligente, rifacendosi all’esperienza di altre realtà, italiane ed estere. Aldo Cristadoro (Centro Ricerche Tolomeo) ha il compito di fornire un contributo analitico sulle attuali contingenze demografiche, sociali ed economiche del sistema urbano bergamasco. Maurizio Betelli e Stefano Zenoni chiudono il dibattito proponendo 10 innovazioni che potrebbero essere sviluppate sul territorio di Bergamo, in quanto tarate sulla reali criticità della città. Modera Giorgio Gori, presidente di InNOVA BERGAMO.

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Il logo «I feel food» lanciato da InNova

Riportiamo l’articolo pubblicato su Corriere Bergamo il 31 marzo 2013 in cui si parla dell’idea di InNova di un marchio per ristoranti e bar a prova di intolleranze alimentari.

 

Silvia Seminati

Solo chi ha un’intolleranza alimentare sa quanto possa diventare complicato mangiare quando si è fuori casa. Peggio ancora quando si è turisti in una città sconosciuta. Si vaga per bar, negozietti e ristoranti, in cerca di prodotti adatti, ad esempio senza glutine o specifici per diabetici, cibi senza sale o privi di lattosio. Da qui è partita l’idea dell’associazione InNova Bergamo — fondata e presieduta da Giorgio Gori — di fare rete, tra chi produce, chi distribuisce e chi compra questi prodotti. E creare un bollino o una segnaletica alimentare che indichi a cittadini e turisti dove trovare il cibo che fa per loro. Il brand, voluto da InNova Bergamo, che sta studiando il logo, si chiama «I feel food».

«L’idea — spiega Stefano Zenoni, coordinatore di InNova Bergamo — è nata dai disturbi alimentari di un paio di soci dell’associazione. Sembra una banalità, ma questo progetto può migliorare la qualità di vita di molte persone. Pensiamo ai turisti, ma pure a tutti i cittadini. A Bergamo esistono già numerose realtà produttive e commerciali che hanno messo al centro della propria attenzione i problemi del disagio alimentare». Manca però una rete che metta in collegamento produttori, distributori e consumatori. «L’obiettivo di InNova — spiega Zenoni — è fare interagire queste realtà».
L’associazione ha già iniziato a prendere contatti con alcuni partner commerciali (come produttori di farine, di latte e rivenditori). Ne cercherà anche altri. Poi vorrebbe condividere il progetto con altri enti come le associazioni di categoria, l’Asl, le scuole, l’Università, i Comuni, la Provincia e la Regione. «Considerata la particolarità dei fruitori di questi prodotti e servizi — spiega Zenoni — è necessario andare al di là delle linee di partnership strettamente commerciali. Serve un vero consorzio per rispondere alle esigenze alimentari di un pubblico particolare. Ci piacerebbe che il logo diventasse un punto di riferimento importante per cittadini e turisti».

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Gamec, un futuro in bilico. «Non possiamo aspettare»

Riportiamo di seguito l’articolo pubblicato  il 23 marzo 2013 da l’Eco di Bergamo, dove si ripercorrono i temi e gli interventi dell’incontro ubi Gamec organizzato da InNova Bergamo e Italia Nostra.

DINO NIKPALJ

Le ragioni della serata le tira Giorgio Gori, presidente di InNova: «Il timore è che spostando un pezzo si lasci un vuoto». Il pezzo è la nuova Galleria d’arte moderna e contemporanea destinata ai Magazzini generali. Il vuoto possibile è quella Montelungo, oggetto misterioso in cerca di destino. E ad InNova ed Italia Nostra va un grande merito: quello di un confronto (il primo) pubblico sul tema. Dal titolo geniale – ubi gamec, con riferimento all’istituto di credito, partner dell’operazione – senza rete e davvero aperto a tutti. Prova ne è il fatto che dopo gli interventi programmati,all’Urban Center (strapieno…) hanno fatto capolino quelli di Pippo Traversi, progettista della nuova Gamec e dell’assessore all’Urbanistica Andrea Pezzotta. E soprattutto quello di Cristina Rodeschini, responsabile di Palafrizzoni per la Carrara e la Gamec. «La Montelungo è un’area di potenzialità straordinaria, ma che un’amministrazione comunale nelle situazioni attuale non può gestire in autonomia. Una sua eventuale acquisizione comporterà tempi difficilmente stimabili in meno di 15 anni». E questo «per una realtà come la Gamec che non ha spazi sufficienti non va bene, abbiamo bisogno di tempi brevi. E anche la Carrara, perché i suoi eventi dimezzano la Gamec per almeno 6 mesi. Una nuova sede è indispensabile per la sopravvivenza e lo sviluppo del museo».

«Un progetto ben più ampio»

Il che non inficia la fondatezza degli interventi tesi a rilevare (giustamente) come la collocazione della Gamec nell’ex caserma avesse più di un senso. «È un progetto che riguarda una porzione di città ben più ampia» rileva Stefano Zenoni (consigliere comunale della Lista Bruni e urbanista) illustrando l’evoluzione della struttura nei vari strumenti pianificatori urbanistici. A significare che «sulla Montelungo si era sedimentata un’idea di città». Stratificata nel corso degli anni e quasi partecipata, sul modello di quanto successo a Friburgo in generale e nel quartiere Vauban in particolare (nato tra l’altro dal recupero di una caserma), come ricorda Mariola Peretti di Italia Nostra. Per contro Zenoni è perplesso «sul fatto che un’area come quella che ospita i Magazzini generali (via Rovelli – ndr) possa essere rivitalizzata con un singolo intervento». Mancherebbe cioè quella visione globale che ha trovato forma compiuta nel Pgt con il cosiddetto Polo della cultura che comprendeva la Montelungo da destinate alla nuova Gamec. Non una scelta casuale, ma rispettosa della storia e della vocazione dell’area intera.

Il caso Magazzini Generali

Ed è proprio seguendo questo fil rouge che si sviluppa la serata, ritrovando le ragioni di una scelta e aprendo al confronto. Con tutte le perplessità del caso: «Quello di Ubi non è un regalo alla città, serve un ulteriore approfondimento» spiega Serena Longaretti, presidente di Italia Nostra. «Rileviamo un difetto di comunicazione, di condivisione, di discussione di un’idea di fondo» aggiunge Gori: «Proviamo a recuperare in extremis, sperando non sia tardi». Anche perché «Porta Sud, le stanze verdi e il polo della cultura erano gli assi portanti del Pgt» ricorda Francesco Valesini, presidente dell’Ordine degli architetti. «La prima è naufragata, le seconde sono difficili con questa crisi, se viene meno anche il polo della cultura…». E sull’allocazione della nuova Gamec agli ex Magazzini generali ribadisce: «Non è una donazione alla città, e per noi il concorso pubblico è fondamentale».

I conti che devono quadrare

«La Gamec non ha più gli strumenti adatti, spazi per i depositi e per le esposizioni» ricorda però Traversi. E soprattutto: «Vi invito a pensare che se esiste una soluzione migliore dei Magazzini Generali, questa deve essere amministrativamente e concretamente praticabile, e non solo negli auspici».«La Montelungo non può essere abbandonata: serviranno 15 anni? Trattiamo comunque. Va chiesta, deve essere fonte di discussione» attacca Paola Tognon, consigliere comunale Pd. La risposta arriva da Pezzotta: «Il tema economico è di fondamentale importanza se ci occupiamo di amministrazione: l’urbanistica aspira a visioni che possono rimanere tali se non si coniugano con la sostenibilità economica». Quindi, ora come ora, la sola possibilità di nuovi spazi per la Gamec sono i Magazzini Generali. Sempre che Ubi dia un colpo d’acceleratore, beninteso. E per la Montelungo? «Stiamo trattando col Demanio: chiederemo una porzione più ridotta della parte più nobile già ristrutturata come standard urbanistico, da destinare a spazi pubblici», spiega l’assessore. E per il resto sarà fondamentale il ruolo dei privati.

 

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ubi GAMEC? La città discute

Per giovedì 21 marzo alle ore 21.00 l’Associazione InNOVA BERGAMO, in collaborazione con Italia Nostra sez. Bergamo, ha organizzato all’Urban Center di Bergamo (Viale Papa Giovanni XXIII – Stazione autolinee), l’incontro dal titolo “ubi GAMEC? La Città discute”.

Il dibattito intende affrontare il tema della futura ubicazione della nuova sede della GAMEC quale occasione per discutere più in generale delle modalità di pianificazione urbanistica (ma non solo) ad oggi attive e del rapporto esistente tra scelte amministrative e partecipazione dei cittadini nell’elaborazione di strategie e visioni condivise.

I diversi relatori articoleranno i propri interventi cercando di muoversi sempre al confine tra due livelli: da un lato la dimensione locale, ovvero Bergamo e le sue vicende specifiche; dall’altro lo sguardo vero il mondo circostante, ovvero verso le “buone pratiche” e gli esempi già realizzati in altri contesti.

Più nello specifico, l’incontrò sarà moderato da Giorgio Gori, presidente di InNOVA BERGAMO, e sarà strutturato in tre momenti:

1) il metodo – cosa si intende per pianificazione partecipata, quali sono le esperienze più virtuose in campo europeo e quali sono oggi a Bergamo le grandi criticità urbanistiche per le quali è necessario favorire modalità partecipative per il futuro (intervento dell’Arch. Mariola Peretti per Italia Nostra);

2) il “sogno” sedimentato – la previsione di realizzare la nuova sede GAMEC nel compendio della Montelungo è il risultato di molti anni di idee e aspettative depositatesi su quello spazio, confluite poi nell’idea del Polo della Cultura, contenuta nel PGT; oggi forti criticità di tipo economico e burocratico rischiano di cancellare questa previsione; tra gli ostacoli di un percorso in salita, è utile riscoprire l’area della Montelungo (la sua storia passata e recente) e ricollocarla all’interno di una grande visione urbana complessiva (interventi dell’Arch. Debora Magri e Stefano Zenoni per InNOVA BERGAMO);

3) la progettualità – come si può progettare la città del futuro, attraverso meccanismi e procedure virtuose che facilitino il confronto tra i cittadini, così come tra idee e progetti differenti (intervento dell’Arch. Francesco Valesini – Ordine degli Architetti di Bergamo).

Seguirà il dibattito con il pubblico.

 

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E le tranvia della Val Brembana?

In questo post cercheremo di dare qualche informazione e qualche suggestione sull’attuale situazione della Tramvia 2 (Linea TEB T2), quella che andrebbe realizzata da Bergamo fino a Villa D’Almè.

Gemella di quella già operativa in Valle Seriana, la linea T2 si trova purtroppo a metà nella classifica dei progetti candidati ad ottenere aiuti finanziari dallo Stato, secondo la Legge 211/1992. Secondo tale norma, lo Stato coprirebbe al massimo il 60% dei costi, il resto sarebbe a carico degli enti locali.

Il costo complessivo dell’opera è di circa 142 milioni di euro (stima ricavata dalla delibera del Comune di Bergamo n° 81/2009), ma la tratta candidata ai finanziamenti della suddetta Legge è solo un pezzo dell’opera, ovvero il pezzo fino a Petosino. Si è deciso di spezzare il progetto in due parti perché la 211/1992 prevedeva finanziamenti per opere con costo inferiore ai 100 milioni di euro e dunque non si poteva candidare la T2 per intero (fino a Petosino costerebbe, secondo le stime, 92 milioni di euro per 6,2 km totali).

La situazione sembra critica, dunque. Non ci sono i finanziamenti statali e gli enti locali (Regione, Provincia e Comuni) non navigano certo nell’oro. A breve termine non si scorge una via di uscita.

Senz’altro ci si trova in un periodo difficile, ma per fare altre opere infrastrutturali i soldi sono stati comunque trovati. Sembra che l’attenzione riservata alle strade, alle autostrade e al trasporto su gomma sia sempre decisamente maggiore di quella dedicata al trasporto pubblico locale. Due piccole suggestioni a sostegno di questa tesi:

1)    la cosiddetta “variante di Zogno”, ovvero la galleria lungo la strada provinciale della Valle Brembana che permetterà di evitare tale centro abitato, è costata in tutto 44,4 milioni di euro, di cui circa 8 garantiti dalla Provincia, 8 derivanti dalla “Legge Valtellina” e 28 erogati da Regione Lombardia (fonte L’Eco di Bergamo – vedi note finali); dunque quasi 45 milioni per una variante stradale di 4,5 km in tutto, senz’altro utile, ma al contempo anche molto costosa, visto il tracciato interamente in galleria;

2)    secondo il rapporto di Legambiente “Pendolaria 2012”, dal 2003 al 2012 Regione Lombardia ha così ripartito le proprie spese infrastrutturali: 49,44% per strade, superstrade, autostrade; 35,45% per le ferrovie regionali; 15,11% linee metropolitane; se si considerano gli investimenti nazionali, la situazione è ancora più squilibrata in favore dell’asfalto: 70,9% per strade e autostrade, 14,8% linee ferroviarie nazionali e regionali (dove la TAV la fa da padrona), 14,3% linee metropolitane (in termini assoluti, giusto per far capire le grandezze in gioco, Regione Lombardia ha spese ben 420 milioni di euro in strade, mentre lo Stato ne ha spesi 6.000 milioni).

3)    La Regione Lombardia sta portando avanti alcuni progetti per il trasporto su gomma assai costosi e, a parer mio, di dubbia utilità. Lasciando perdere BreBeMi, ormai in fase avanzata e realizzata con capitali privati, la Regione prevede i seguenti contributi “autostradali”: 1,3 miliardi di euro per Pedemontana, 120 milioni per l’autostrada Cremona-Mantova, 800 milioni per l’autostrada Broni-Mortara (???). La fonte di questi dati è sempre il dossier “Pendolaria 2012” a cura di Legambiente.

Tutto questo per dire che la crisi c’è e lo sappiamo tutti, ma non è solo una questione di soldi in termini assoluti; spesso è solo una questione di priorità e su questo le scelte della politica contano molto.

 Link per i contenuti citati nell’articolo:

http://www.ecodibergamo.it/stories/Cronaca/740469/

http://www.comune.bergamo.it/servizi/verbali/ricerca_fase03.aspx?ID=2876

http://www.legambiente.it/contenuti/dossier/rapporto-pendolaria-2012-0

 

 

 

 

 

 

Del centro piacentiniano

L’Amministrazione comunale di Bergamo sembra intenzionata ad avviare un concorso per la riprogettazione degli spazi pubblici del Sentierone e più in generale del Centro Piacentiniano.

Secondo “L’Eco di Bergamo”, il concorso verrà organizzata dal Comune in collaborazione con gli Ordini professionali degli architetti e degli ingegneri, la Soprintendenza  e ovviamente l’Immobiliare della Fiera, proprietaria di gran parte degli spazi interni ed esterni dell’area.

Ad un prima fase concorsuale tendenzialmente aperta a tutti, seguirebbe una selezione di 12 progettisti per la fase finale. La giuria sarà composta probabilmente da 5 persone, scelte dai diversi partner coinvolti. Una volta assegnato il primo premio, il Comune si impegnerà negli anni successivi ad inserire nel Piano delle Opere Pubbliche gli interventi necessari, ipotizzando una realizzazione graduale per lotti, viste le ristrettezze di bilancio.

Ripensare gli spazi centrali di Città Bassa potrebbe davvero essere una buona occasione per riqualificare un’area che ha perso nel corso dei decenni appeal e vitalità. Da un punto di vista estetico, Piazza Dante e l’area antistante al Teatro Donizetti sono oggi i luoghi che si presentano peggio, con lingue d’asfalto ormai anacronostiche ed un arredo urbano quasi inesisitente. L’auspicio è che il bando di concorso possa integrare criteri architettonici ad esigenze sociali e culturali legate alla necessità di mantenere la vitalità degli spazi in questione,  diventando così anche un’occasione di confronto con la città e i cittadini all’interno del più ampio dibattito sul futuro di Bergamo.

1916, tre carte che danno la situazione delle ferrovie e delle tramvie locali. - Copia

Suggestioni dal passato

La mappa riportata qui sotto ha qualcosa di incredibile. In apparenza rappresenta semplicemente il centro di Bergamo nel 1916. Non è molto diverso da oggi: si vede Città Alta; si scorgono i borghi; si capisce che Città Bassa è ancora poco estesa.

Ma cosa sono tutte quelle linee rosse che attraversano Bergamo da Est a Ovest e da Nord a Sud? Semplice, sono le tranvie elettriche (urbane ed extraurbane) esistenti all’epoca. E così, nelle pieghe della memoria, scopriamo quanto fosse progredito il trasporto pubblico ad inizio Novecento, prima che l’automobile cambiasse ogni cosa.

(Le mappa è presa dal sito http://alessandra-creativefamily.blogspot.it)

1916, tre carte che danno la situazione delle ferrovie e delle tramvie locali. - Copia

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Smartcity

InNOVA BERGAMO ha invitato giovedì 31 gennaio il giornalista Maurizio Melis per un incontro/chiacchierata i soci sul tema della smartcity.

Melis conduce da anni un’interessante trasmissione su Radio24, intitolata proprio “smartcity”, dedicata alle nuove tecnologie al servizio dei progetti per la città intelligente e sostenibile.

L’incontro si è rivelato un’ottima occasione di confronto, utile anche per valutare il lavoro svolto dall’Associazione negli utlimi mesi sul tema della smartcity, avviato con l’idea di isolare proposte e buone pratiche per la città di Bergamo, da presentare in un futuro prossimo.

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Per una nuova idea di città

Si discute in queste settimane della proposta avanzata da UBI-Banca volta a costruire nell’area degli ex-Magazzini Generali in Via Rovelli alcuni edifici residenziali e commerciali, nonché a recuperare, in variante parziale al Piano di Governo del Territorio, alcuni immobili industriali per realizzare un centro polifunzionale al servizio della banca stessa e la nuova sede della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea. La GAMEC si inserirebbe fisicamente a ridosso del polo UBI e i costi per la sua realizzazione verrebbero conteggiati a scomputo degli oneri di urbanizzazione dovuti al Comune (con un margine positivo per l’Ente pubblico).

Al di là delle valutazioni sul progetto in sé, ci interessa ragionare secondo una prospettiva di ampio respiro. Conosciamo le ragioni contingenti per cui l’attuale Amministrazione intende accogliere la proposta di UBI: il progetto sarebbe a carico del privato, GAMEC guadagnerebbe una nuova sede nel breve periodo, l’Accademia Carrara potrebbe espandersi negli edifici oggi occupati dall’arte contemporanea.

L’ipotesi di realizzare la GAMEC nella ex Caserma Montelungo è indubbiamente remota e al di là delle attuali disponibilità economiche del Comune. Tuttavia, quell’idea ad oggi contenuta nel Piano di Governo del Territorio di creare un continuum culturale che parta da Città Alta e arrivi fino al centro città, seguendo un filo rosso attraverso Sant’Agostino, l’Accademia Carrara, Parco Suardi, la Montelungo con funzioni culturali, Parco Marenzi ed infine Borgo Pignolo, oltre che meravigliosamente suggestiva è il frutto di un processo di sedimentazione di proposte durato molti decenni. Un sogno, una visione, per la quale si sono spesi professionisti, politici, intellettuali e molti cittadini. Non si tratta solo di una mera previsione urbanistica, quanto di una proposta strategica di lungo periodo, certamente complessa, ma di grande lungimiranza per la quale servono tempo, investimenti graduali secondo le disponibilità del momento e tanta perseveranza. La decisione dell’Amministrazione di accogliere la proposta UBI può minare questa prospettiva e cancellare decenni di elaborazioni senza che vi sia stato alcun confronto con la città. Qui sta il punto, in questo si svela una questione essenzialmente di metodo, oltre che di merito. Negli ultimi anni alcune grandi scelte urbanistiche di Bergamo sono fallite non tanto per un generico e diffuso conservatorismo della città, quanto piuttosto per la mancanza di un processo di discussione e condivisione sulle scelte stesse.  Anche quando questo processo si è materializzato, come nel caso della Montelungo, bastano pochi mesi per cancellare tutto.

Rivolgiamo pertanto un appello a non rinunciare al sogno del Polo della Cultura in città e lanciamo due suggestioni che speriamo possano essere recepite dall’Amministrazione e da tutta la cittadinanza. In primis, si consenta comunque ad UBI di realizzare il proprio intervento in Via Rovelli, ma il Comune decida di monetizzare gli oneri destinati in teoria alla realizzazione della nuova sede GAMEC agli ex Magazzini Generali. La cifra potrebbe bastare o contribuire all’acquisto della Montelungo, ad oggi ancora di proprietà del Demanio. Inizierebbe così una nuova stagione, nella quale si potrebbe cominciare a ragionare sulla trasformazione dell’area dell’ex caserma, costruendo il Polo della Cultura passo dopo passo, con un processo di condivisione aperto e partecipato. Si potrebbe iniziare a capire quanta parte di quell’edificio potrebbe servire per una destinazione museale e quanta potrebbe invece essere demolita per far posto ad un nuovo grande parco, riducendo così i costi di ristrutturazione. In secondo luogo, sappiamo che vicino alla Montelungo sorge il palazzetto dello sport; non molto lontano troviamo lo stadio e una grande area industriale dismessa, la ex Reggiani, il cui futuro è quanto mai incerto. Sarebbe interessante che per queste aree il Comune spingesse per un progetto complessivo di recupero, incentrato sulla ristrutturazione dello stadio esistente e la messa in gioco dell’area Reggiani per gli eventuali annessi e connessi (e magari per un nuovo palazzetto in città e non nei campi di Grumello). Polo dello Sport e  Polo della Cultura potrebbero così connettersi, sia in termini di localizzazione che in termini di reperimento delle risorse economiche, nella prospettiva di fare sistema tra diversi problemi aperti. Un’intera parte di Bergamo, oggi a rischio di abbandono, potrebbe invece diventare il fulcro di una grande strategia di rigenerazione urbana che sappia consolidare in loco le funzioni attuali, senza ipotizzare migrazioni, senza consumare suolo libero e soprattutto senza svuotare il tessuto urbano consolidato, con grave danno per la sua vitalità culturale, turistica ed economica.

"L'Associazione ha come scopo principale lo sviluppo di iniziative volte al miglioramento, alla tutela e alla valorizzazione dell'ambiente urbano di Bergamo, nella sua più ampia accezione, territoriale, urbanistica, paesaggistica, economica, culturale e sociale. Obiettivo primario dell'Associazione è il miglioramento delle condizioni ambientali di vita della comunità bergamasca e dunque dei cittadini e di tutti i residenti" – STATUTO Art. 2