Archivi categoria: Innovazione e competitività

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L’impresa sociale al servizio della ‘buona occupazione’: una biodiversità da tutelare

Negli ultimi anni l’impatto congiunturale sui livelli occupazionali e sulle politiche di welfare ha focalizzato l’attenzione sulla creazione di occupazione dignitosa e di qualità – in contrapposizione ai bad jobs con scarse tutele e opportunità in termini di guadagno e crescita professionale. Le politiche comunitarie e nazionali riconoscono l’impresa sociale tra le forme organizzative più “funzionali” alla promozione di “buona” occupazione e i suoi tratti caratterizzanti (modello organizzativo, cultura del lavoro etc.) contribuiscono a definire la sua distintività rispetto ad altre forme di imprenditorialità.

Questo saggio si colloca in tale ambito, con particolare riferimento al legame con il territorio, quale parte integrante del modello di intervento delle politiche per una “buona” occupazione.

In una prima parte il tema viene contestualizzato a livello teorico nel più ampio dibattito della riforma dei sistemi di welfare. Il contributo presenta poi alcune esperienze di innovazione e imprenditoria sociale a sostegno dell’ occupazione, promosse da reti internazionali di innovatori sociali in collaborazione con network di attori locali (soprattutto dell’Europa meridionale).

Le riflessioni finali, pur evidenziando qualche risvolto critico, sostengono l’importanza di definire un “modello europeo” di impresa sociale (tentativo in atto da anni presso le istituzioni comunitarie) e di tutelarne la “biodiversità”.

leggi tutto il contributo qui

 

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InNOVA incontra UGO MENDES DONELLI – Come fanno i grandi innovatori a costruire soluzioni in grado di cambiare la vita alle persone?

 

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InNOVA Bergamo mercoledì 18 novembre 2015, alla presenza di una appassionata platea, ha incontrato UGO MENDES DONELLI.

Ugo Mendes Donelli è fondatore e consulente di HUGOWIZ , società che si occupa di Consulenza Manageriale, Innovazione, Organizzazione e Strategia Aziendale.

Durante l’incontro Donelli ha presentato un metodo rivoluzionario di generazione di idee teorizzato da Rowan Gibson e descritto nel suo libro “Le quattro lenti dell’Innovazione”.
Analizzando le grandi idee ed i grandi innovatori del presente e del passato, Rowan ha individuato quattro differenti prospettive, punti di vista, che portano a generare sistematicamente nuove idee di valore.

Le 4 lenti dell’innovazione permettono a chiunque di liberare il potere creativo della mente, non è necessario essere dei geni perchè le capacità creative sono innate in tutti gli esseri umani, questo metodo permette di affrontare sistematicamente la generazione di nuove idee e può essere usato da chiunque, imprese, professionisti, enti del mondo “non profit”, soggetti pubblici e privati.

 

Presentazione (pdf): Le 4 lenti dell’Innovazione

Presso la sede di InNOVA è disponibile per la visione copia  del libro di ROWAN GIBSON ‘LE 4 lenti DELL’INNOVAZIONE- Come potenziare il pensiero creativo’, edizione italiana curata da Ugo Mendes Donelli.

 

 

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Giovedì 11 dicembre ore 21.00 “Ecosistema Startup. Conversazione tra Maurizio Betelli, Mario Viviani e Rodolfo Pinto”

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Giovedì 11 dicembre ore 21.00, a Bergamo presso la sede dell’Associazione in via Monte Sabotino 2, InNOVA BERGAMO organizza una

“Conversazione tra Maurizio Betelli, Mario Viviani e Rodolfo Pinto. Ecosistema Startup, quali scenari aprono le nuove tecnologie e quali misure adottare per favorire la nascita di imprese innovative”

Durante l’incontro, il Presidente Maurizio Betelli dialogherà con Mario Viviani e Rodolfo Pinto sull’ecosistema delle società definite ormai comunemente col termine “startup”, descrivendo il complesso universo che le ha viste nascere e prosperare negli ultimi anni e delineando il possibile futuro che le riguarda.

Questo incontro, aperto a tutti, si inserisce nell’ambito delle iniziative di informazione promosse da InNOVA Bergamo sui temi che studia e approfondisce, quali sono appunto l’innovazione tecnologica e il sostegno e la valorizzazione dell’imprenditoria giovanile e non solo.

Mario Viviani, classe 1987, è uno sviluppatore Android dal 2010. Nel 2011 ha fondato la Mariux Apps, una startup focalizzata sullo sviluppo mobile, con attenzione particolare alle applicazioni per sistema Android. E’ membro di Talent Garden, un network di spazi di co-working per freelance e startup dedicato al digitale e all’innovazione. Con la Mariux Apps i suoi prodotti hanno ricevuto più di 12 Milioni di download e sono attualmente posizionati tra le applicazioni “Top 100” sull’App Store di Google.

Mario ama lavorare con le tecnologie più recenti e sperimentali, dai sistemi di riconoscimento gestuali ad infrarossi alle tecnologie wearables come i Google Glass; è inoltre molto attivo nella community internazionale degli sviluppatori, e partecipa a moltissimi eventi internazionali. Per le sue capacità di sviluppo e per il suo impegno nella community, Google gli ha riconosciuto il titolo di primo ed unico Google Developer Expert per Android in Italia.

Rodolfo Pinto ha 23 anni ed è uno studente di Giurisprudenza con una passione per l’attività d’impresa. Dal 2012 è infatti CEO di Skyres, Holding attiva in settori ad alto tasso di innovazione quali mobile-commerce, automotive, IoT e ricerca tecnologica. Dal 2013 è membro di Kairos Society, organizzazione presente in più di 50 Paesi, che raggruppa i migliori imprenditori under 25 e li mette in contatto con alcune delle più grandi realtà aziendali al mondo. Nel 2014 Rodolfo fonda The Chance, associazione che si occupa di diffondere la cultura di impresa e di aiutare le startup nel fundraising. Appassionato di business storytelling, Rodolfo gestisce dal 2014 la comunicazione di Advicy, startup attiva nel campo delle wearable technologies applicate alla sicurezza stradale.

Giovedì 11 a InNOVA BERGAMO, partendo dalle proprie esperienze, Viviani e Pinto parleranno poi di altre realtà di startup italiane ed internazionali con focus sul digitale, ma tratteranno anche di altri settori innovativi.

Università

Università e territorio: serve un nuovo patto

Di seguito il contributo del presidente di InNOVA Bergamo Giorgio Gori pubblicato il 4 novembre su L’Eco di Bergamo.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso – quella che ha portato il rettore Paleari a sbottare e a chiedersi: “Ma in quale Paese viviamo?” – è stata la cancellazione dei 41 milioni di euro destinati a premiare gli atenei che insegnano meglio e sprecano meno, dopo l’ennesimo taglio (300 milioni nel 2013) ai costi dell’università. Per Bergamo si tratta di altri 700 mila euro in meno.
Ma la misura era già colma.
Negli ultimi anni l’università italiana ha subito tagli di spesa per quasi un miliardo di euro. Costava 7,4 miliardi l’anno, ora ne costa 6,5. La Germania ne spende 25, la Francia 20.
In tutto il mondo la formazione è considerata un fattore fondamentale per la competitività e per lo sviluppo economico, in Italia no. Sappiamo perfettamente che conoscenza e innovazione tecnologica sono decisive per lo sviluppo economico. Eppure negli ultimi anni abbiamo ridotto del 15% gli investimenti nella ricerca, perdendo 10.000 ricercatori. Come possiamo stupirci che i nostri migliori talenti se ne vadano all’estero?
Non è solo l’università, come sappiamo. La dispersione scolastica è al 18%, contro il 13% della media UE; l’indagine OCSE sulle competenze degli adulti (16-65 anni) colloca l’Italia a fondo classifica; nel 2012 oltre il 50% della popolazione non ha letto neppure un libro.
Ecco perché la prima, grande rivoluzione che dobbiamo fare nel nostro Paese è quella della conoscenza. Insieme alla rivoluzione del merito.
Non servono finanziamenti a pioggia. Serve che finalmente si valutino e si premino i buoni risultati. Ecco perché il taglio dei 41 milioni agli atenei “virtuosi”, Bergamo in testa, equivale a tagliare il ramo su cui siamo seduti. Bergamo in particolare, più di altre città, ha bisogno che l’università cresca e si sviluppi.
L’invecchiamento della popolazione e la necessità di rigenerare il tessuto produttivo, reso fragile dall’impatto della globalizzazione, suggeriscono un rilancio di cui l’università può essere il cuore. In questi anni il nostro ateneo ha fatto grandi passi, e altri si appresta a farne, nonostante i limiti del finanziamento statale, soprattutto nelle direzioni dell’internazionalizzazione e della ricerca. Quanti sanno che tra i “committenti” della nostra università ci sono la Toro Rosso e la Marina militare degli Stati Uniti? Le attività di trasferimento tecnologico hanno prodotto brevetti e spin-off, mentre si intravedono nuove aree di sperimentazione per lo sviluppo dell’ingegneria in contesto medicale e per la ricerca nelle scienze umane.
Ma l’università non può essere lasciata sola. E se lo Stato non fa la sua parte, almeno il territorio ci si deve mettere d’impegno, perché ne va del suo futuro. Il fatto che la Provincia non abbia versato all’ateneo il contributo di 450 mila euro previsto dalla legge è un pessimo segnale, oltre che un atto illegittimo. Per rimettere al passo il cronoprogramma della ristrutturazione di S.Agostino (pagata dall’università ma eseguita dal Comune) c’è voluto del bello e del buono; e in generale la sensazione è che il mondo corra, che la nostra università sia assolutamente in grado di tenerne il passo e che tutto l’intorno però proceda a rilento.
Si può cambiare registro? Sì può. Basterebbe seguire l’esempio di Trento, che in pochi anni ha raddoppiato l’investimento in ricerca e costruito intorno alla sua università un “ecosistema della conoscenza” che dà lavoro a 2.650 ricercatori, ha favorito la nascita di nuove imprese nel settore dell’Ict e produce vivacità anche sul fronte della vita culturale di quel territorio. Là il motore dello sforzo innovativo è l’amministrazione provinciale, forte delle risorse derivanti dallo statuto speciale. Qui è più difficile, ma se fossimo capaci di mettere insieme le forze – pubbliche e private – non credo saremmo da meno.
Il punto di partenza è la condivisione di un’idea: Bergamo “città universitaria”, come visione unificante per il futuro del nostro territorio. Io ci credo fermamente. La città universitaria può rappresentare il cuore di un più esteso sistema territoriale caratterizzato dall’innovazione e dai servizi di alta qualificazione, integrato con un tessuto produttivo fortemente rigenerato. Credo – con il rettore Paleari – che la città universitaria sia il “preludio di una città per giovani”, il sogno possibile di tutta la nostra comunità. Se i bergamaschi ci crederanno, e le istituzioni vi daranno seguito, non basteranno i tagli governativi a fermarlo. Le nostre migliori energie saranno impiegate a renderlo concreto.

start up

Gori: anche a Bergamo centri innovativi per condividere start up

Riproponiamo l’intervista a cura di Isaia Invernizzi di Bergamonews al presidente di InNOVA Bergamo, Giorgio Gori pubblicata il  2 ottobre 2013.

Parola d’ordine: innovazione. E’ questo il “Tag” dedicato al primo compleanno di Talent Garden, il giardino dei talenti sorto un anno fa a Dalmine. Non poteva non essere presente anche Bergamonews, che ha trasferito per qualche ora la redazione nello spazio di co-working. A celebrare i successi dei giovani startuppers c’era anche Giorgio Gori, presidente dell’associazione InNOVA Bergamo, amico di Talent garden, esponente del Pd e probabile candidato alle primarie del centrosinistra. Poca politica al centro della chiacchierata (ci sarà tempo per tornare ampiamente sul tema), molto sviluppo, idee e innovazione.

Esordio banalissimo. Cosa è per lei l’innovazione? “E’ quel principio che ti permette di restare competitivo, creare valore, di mettere a frutto la ricchezza del talento delle persone. Questo (Tag, ndr) ad esempio è un luogo di innovazione che permette ai giovani di creare impresa, condividere idee e progetti”.

Lei si sente innovatore? “Ho sempre cercato di esserlo: se uno sta fermo nella produzione, è vecchio dopo poco tempo. Corrisponde un po’ anche al mio carattere, è divertente essere innovativi”.

Tra gli innovatori italiani, quale è il primo che le viene in mente? “Oscar Farinetti: è riuscito a valorizzare il tipico prodotto made in Italy, dargli valore con marketing e proporlo attraverso il marchio Italia”.

E in politica? “Io sostengo Matteo Renzi: un motivo per cui mi piace è che ha svecchiato il linguaggio della politica. Il protagonista di giornata è ancora una volta Silvio Berlusconi. A suo tempo è stato un innovatore che ha alimentato speranze, tutte disilluse. Ripropone un copione già visto”.

Renzi può essere la persona giusta anche per governare il paese? “Credo di sì. L’Italia ha bisogno di una chiarezza di vedute, di capacità di concretizzare. Abbiamo l’esperienza di Renzi da sindaco, una realtà più semplice del governo, ma l’indicazione di metodo è chiara ed efficace”.

Lei è presidente di InnovaBergamo. Cosa ha fatto e cosa farà questa associazione?“InNOVA Bergamo è nata l’anno scorso, ha circa 70 soci, si propone di approfondire temi come politiche urbane e sviluppare proposte rivolte alla cittadinanza, alla politica, stando un po’ fuori dall’ordinaria amministrazione. E’ un’associazione civica, con un’impronta riformista ma senza appartenenze partitiche: in 12 mesi abbiamo lavorato su temi principalmente urbanistici e anticipato il dibattito sulla smart city. Ci occupiamo di casa, innovazione nella costruzione, nella riqualificazione. Ragioniamo anche sull’attrattività di una città di media dimensione: attrattiva per investimenti, talento, capitale umano”.

E’ già stato in visita a Tag e oggi è tornato per festeggiare il primo compleanno di questa realtà. Cosa ne pensa? “Sono curioso di vedere come funziona il co-working. Mi ha molto colpito, mi sono fatto raccontare dai ragazzi le iniziative delle imprese su cui lavorano e le loro prospettive. Voglio spingerli a clonare questa iniziativa: Bergamo esprime ricchezza che trova qui spazio di innovazione, ma ce ne potrebbero essere di più”.

Talent Garden è una piccola silicon valley bergamasca. Se parliamo di “valley” finora il riferimento era la Val Seriana, che sta affrontando un crisi economica senza precedenti. E’ possibile innovare anche nella manifattura? “Credo che si debba fare. Se il tessuto produttivo rimane quello del passato le aziende continueranno a chiudere: il principio è quello di fare entrare innovazione all’interno del tessuto produttivo. L’obbiettivo della politica deve essere quello di facilitare la rigenerazione del tessuto produttivo tradizionale. Ci vuole iniezione di conoscenza e capitale umano. Il ruolo dell’università è fondamentale. La media impresa riesce a farlo da sola, la piccola impresa deve essere aiutata nel campo della ricerca”.

Il primo provvedimento per innovare la città di Bergamo? “La creazione di luoghi di condivisione di start up è un’ attività che potremmo incentivare”.

 

Trento

Così Trento vuol diventare la Silicon Valley delle Alpi

Se la città vi ricorda più la mela della Val di Non che quella di Apple, sbagliate: qui si innova; l’articolo di Cristina Giudici per Linkiesta, 31 agosto 2013.

TRENTO – L’obiettivo è ambizioso: trasformarsi nella Silicon Valley delle Alpi. Per vincere una doppia sfida: diventare uno dei poli tecnologi mondiali di eccellenza e dimostrare che lo si può fare, anche grazie a un buon utilizzo dei finanziamenti pubblici. Ricorrendo a una dose (massiccia) di filosofia keynesiana. Seppur scettica davanti alla rilevante iniezione di capitali pubblici della Provincia autonoma di Trento, che sostiene vecchie e nuove aziende, ricerche, istituzioni, associazioni (che a loro volta sostengono formazione, ricerca e start up) ed eliminano il rischio di impresa alla base di ogni circuito virtuoso, mi arrendo all’evidenza. O almeno concedo ai miei interlocutori il beneficio del dubbio. Infatti sulla collina di Povo, che divide la provincia addormentata dalla vivacità culturale di Trento, si trovano le facoltà scientifiche dell’Università, il CosBi, (Centre for Computational and Systems Biology, joint venture fra l’Università e Microsoft Research), la fondazione Bruno Kessler, Fbk, con i suoi 350 ricercatori dediti allo studio dell’informazione tecnologica e Trento Rise, un’associazione creata dalla Provincia per promuovere ricerca, educazione, innovazione e finanziamento di start up (un altro tesoretto della Provincia di 76 milioni di euro).

All’interno di un contesto vivace, con ricercatori che provengono dai cinque continenti, dentro i laboratori di ricerca, sono sorte nuove aziende, agili e snelle, che stanno cercando (si spera) di camminare da sole. Un esempio edificante del laboratorio trentino è la Point Grey. Multinazionale canadese che progetta e produce telecamere intelligenti (e vende metà della sua produzione in Cina), ha investito a Trento su una piccola squadra di ricercatori. Guidati da Alvise Sartori, senior manager dello sviluppo tecnologico della minuscola filiale trentina, progettano telecamere di terza generazione: «Ossia tridimensionali, capaci di visualizzare immagini con maggior profondità, registrare la direzione della sagoma ripresa. E anche di calcolare i numero dei passi», mi spiega uno dei giovani ricercatori, Todor Petkov, bulgaro, mentre mi mostra un minuscolo parallelepipedo, che è stato chiamato dai canadesi Bumble Bee (calabrone) in omaggio al proprio spirito ambientalista (tutte le telecamere hanno nomi di animali) e contiene i segreti delle loro ultime scoperte. La joint venture canadese-trentina è un esempio positivo di ciò che si vorrebbe fare nel polo tecnologico di Trento: attirare talenti informatici e investitori privati. «Valorizzando l’inventiva italiana», sottolinea Alvise Sartori, imprenditore che si è formato nei laboratori della Fbk, la Fondazione Bruno Kessler.

In un altro laboratorio ospitato dalla fondazione Bruno Kessler, invece, un piccolo team di toscani ha creato un’azienda che applica la semantica al web: Spazio Dati. Con il sostegno di Trento Rise e della Camera di Commercio di Pisa, sette giovani informatici stanno cercando di creare un supermercato globale di parole e concetti. «Stiamo lavorando alla rivoluzione del Web.3», mi spiega l’Ad Michele Barbera, con un proclama che mi fa rizzare le antenne. «La semantica applicata al web è la scommessa del futuro: creare big data che servano ai motori di ricerca con criteri più complessi, basati su analogie, sillogismi, parallelismi fra nomi, luoghi, concetti. Ora i motori di ricerca brancolano ancora nel buio, non sanno fare connessioni ampie fra le diverse parole. Le faccio un esempio: «Se io scrivo che Nerone ha in mano una lira», il motore di ricerca non sa distinguere lo strumento musicale della lira dal nome della moneta. In futuro i risultati potrebbero essere più precisi e le aziende, ne sono certo, faranno a gara per avere a disposizione motori di ricerca più intelligenti. Per creare big data specializzati ci vogliono molte competenze: economisti, medici, giornalisti, ingegneri, editori… Non esiste un campo in cui il web semantico non possa essere utilizzato. Insomma, i link devono saper parlare!». E va detto, a onor del vero, che in Europa i due poli di eccellenza della ricerca semantica applicata al web si trovano a Trento e in Irlanda. «Sulla tecnologia web si è scoperto quasi tutto, ma la semantica è la nuova rivelazione», conclude  Michele Barbera, «e posso dire con certezza che qui siamo più avanti che nella Silicon Valley», annuncia con enfasi.

In ogni caso a Trento, dove la crisi ha morso meno grazie alle protezioni istituzionali (che alimentano la polemica sui fondi pubblici), si percepisce un clima dinamico, effervescente. Ora è in corso un altro progetto ambizioso (e assai finanziato): Trento Rise, in collaborazione con l’agenzia della Provincia autonoma Trentino Sviluppo, ha investito 13 milioni di euro per creare un acceleratore di talenti con l’obiettivo di creare 100 start up, le quali, superato il vaglio di una giuria, di cui fanno parte anche degli investitori, hanno ottenuto una prima tranche di finanziamento (di 25mila euro) per mettere le ali ai loro progetti. E oltre a partecipare a un workshop permanente con i guru mondiali delle aziende web per imparare a fare impresa, interagiscono con talenti arrivati da tutto il globo, che creano altri progetti di start up. Se 30 di loro, quelli che per ora hanno ottenuto la prima tranche di finanziamento, troveranno investitori privati, la Provincia finanzierà un’altra somma, pari a quella ottenuta dai privati fino alla soglia di 200mila euro. A patto che la società sia costituita in Trentino e vi rimanga per tre anni. «Dopo un’indagine sulle realtà imprenditoriali locali nel campo tecnologico (Trento ha una vocazione tecnologica iniziata 30 anni fa, ndr), abbiamo capito che c’era l’urgenza di un ricambio per sostituire le aziende che hanno perso la propria spinta propulsiva», spiega il responsabile del progetto, chiamato TechPeaks, Paolo Lombardi, esperto di start up. «Io spero che, dopo aver attratto tanti talenti, molti si fermino a Trento per seminare le loro conoscenze da cui chissà un giorno potrà davvero nascere la Silicon Valley delle Alpi, frutto di una felice unione fra ricerca e impresa. Ora a Trento si trovano giovani di 54 nazionalità diverse e 72 giovani che hanno meno di trent’anni, selezionati da una gamma di 619 domande: un tesoro immenso da non disperdere». Insomma a Trento, sulla collina di Povo che fa venire in mente più la mela della Valle di Non che quella della Apple, si sta giocando una partita molto importante: Creare la Silicon Valley alpina del terzo millennio con un’iniezione di capitali pubblici che servono da tramite per far incontrare l’offerta di pionieri del web con investitori privati. E quindi, come si augura Lombardi, ci auguriamo anche noi che la lodevole iniziativa della Provincia autonoma di Trento sappia agevolare il ricambio delle imprese high-tech della prima generazione, che stanno perdendo il passo, e non finisca nella centrifuga del solito dibattito italiano sull’uso dei soldi pubblici utilizzati per difendere lo status quo della burocrazia.

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Mucche, studenti e molte start-up, la piccola Utrecht batte le metropoli: è la città più competitiva d’Europa, «Il segreto? L’apertura al mondo»

Di Maria Serena Natale, Corriere della Sera, 28 agosto 2013.

Mucche e cavalli, pecore, galline, distese di terreni adibiti a pascolo, il treno per Utrecht viaggia fuori dal tempo. Tutte le strade dei Paesi Bassi portano qui, nel cuore pulsante della regione che nel 2013 per la seconda edizione consecutiva è in testa all’Indice di competitività dell’Unione Europea. Per stabilità macroeconomica e prospettive di sviluppo la più piccola e densamente popolata delle province olandesi ha superato aree come Stoccolma e la Grande Londra (la Lombardia, migliore tra le italiane, è 128esima). Un modello che mette al centro ricerca e cultura, trainato dall’economia dei servizi e dell’alta tecnologia e realizzato attraverso la cooperazione tra governo nazionale e amministrazioni locali, università e aziende. Un ambiente produttivo che nell’era della finanza virtuale e della ricchezza immateriale considera la centralità spaziale un valore. Il «sistema Utrecht» si basa sul principio del coordinamento tra i diversi soggetti attivi sul territorio, coinvolti in uno sforzo comune per valorizzare al massimo prassi e conoscenze. E come al tempo degli Asburgo la posizione di crocevia di rotte naturali e commerciali è il primo punto di forza della regione.

«Utrecht è poco distante dai due grandi porti di Rotterdam e Amsterdam e dall’aeroporto di Schiphol, si trova al centro delle vie ferroviarie del Paese — dice al Corriere Jule Hinrichs del quotidiano finanziario Financieele Dagblad —. Rientra nel circuito virtuoso dell’Olanda del Nord, l’area economicamente più forte che si estende fino a Haarlem: un ingranaggio ben funzionante in un sistema Paese che si mantiene solido continuando a esportare prodotti agricoli e scommettendo su servizi e creatività. Mi sorprende però vederla davanti al resto del Nord Europa, non ha grandi industrie né una netta superiorità nell’innovazione».
Un territorio limitato che ha imparato a ottimizzare le risorse e gli insegnamenti della Storia. Destinato, per geografia e vocazione culturale, alla mediazione. Per le stradine di ciottoli del centro storico, dove passava il confine dell’Impero romano segnato dal Reno e oggi i resti della splendida cattedrale gotica sovrastano una festa di barche e biciclette lungo il Canal, esili sculture con due lame di spada intrecciate a formare un cuore ricordano che «l’arte di fare la pace» è nata qui. Compie 300 anni il Trattato di Utrecht del 1713: chiuse la guerra di successione spagnola dopo un negoziato che rappresentò il laboratorio diplomatico della futura Europa.

«La piccola Olanda è sempre stata aperta al mondo, conosciamo l’importanza della cooperazione — ragiona il responsabile dell’Agenzia per gli investimenti stranieri Invest Utrecht Jan Zuidema camminando tra i viali alberati del grande Parco Scientifico sostenuto da Università, Comune e fondi Ue per lo sviluppo regionale —. A Utrecht abbiamo la più grande università e la popolazione con il più alto livello d’istruzione del Paese, circa 70 mila studenti per 1,2 milioni di abitanti, una base giovane e dinamica per sviluppare una rete di servizi con elevato valore aggiunto sempre più competitiva». Il Parco vuole creare tra università e impresa una rete di supporto per aiutare le piccole realtà nascenti a diventare autonome, uno dei settori strategici è la ricerca sanitaria in campo alimentare. «Compito delle istituzioni è favorire una fruttuosa interazione tra pubblico e privato — dice il vicegovernatore provinciale Remco van Lunteren —, per questo serve un tavolo di confronto permanente: stiamo lanciando un Consiglio formato da amministrazione, università, scuole, ospedali e associazioni che fino al 2020 gestirà gli affari economici della Provincia, un’operazione di trasparenza e pragmatismo». Lo stesso pragmatismo destina fondi locali ed europei a progetti come il Dutch Game Garden, fondazione che supporta una quarantina di start up di videogiochi riunite in una palazzina di cinque piani sulla piazza Neude, il centro della movida di Utrecht. Un mercato globale e in crescita, con applicazioni potenzialmente infinite, dall’istruzione alla sanità. «Giochi seri — sorride il direttore JP van Seventer — programmati incrociando diverse discipline e destinati a bambini con problemi relazionali o a medici, studenti, insegnanti. Per cogliere le possibilità di crescita di questo settore occorre avere sguardo lungo e molta immaginazione».

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Inseguire l’idea per lanciare una start up

Qui di seguito l’articolo di Andrea Iannotta, sulla serata di presentazione del libro di Riccardo Luna Cambiamo tutto, La rivoluzione degli innovatori, pubblicato da L’Eco di Bergamo il 4 luglio 2013.

L’innovazione? «Parte dal basso e non deve aspettare che l’input venga dall’alto, dalle istituzioni». E’ Riccardo Luna, giornalista e autore del libro «Cambiamo tutto. La rivoluzione degli innovatori», che delinea il quadro entro il quale si muovono, e bene, coloro che attraverso l’inventiva hanno portato le loro start up ad avere successo.
L’occasione per approfondire il tema è stato l’incontro di lunedì sera all’Associazione artigiani promosso da InNOVA Bergamo, presieduta da Giorgio Gori. Luna punta i riflettori sulle enormi potenzialità della rete Internet, «che favorisce la conoscenza e la diffusione delle idee. Oggi, un ragazzino qualunque, attraverso uno smartphone, ha la possibilità di accedere a più informazioni di quante ne potesse avere a disposizione il presidente degli Stati Uniti vent’anni fa».
Una massa enorme di dati che, se governata bene, può portare allo sviluppo di nuovi processi e prodotti. Nel suo libro Luna racconta di quanti «startupper» sono stati in grado di crearsi un lavoro, inseguendo un’idea innovativa. Come nel caso di Foryournetwork, Fsg Fotovoltaic Solar Garden e Mariux Apps che hanno fatto da testimonial al convegno.
«L’apertura mentale, la condivisione delle conoscenze, la ricerca e lo sviluppo sono i risultati prodotti dal nostro mettersi in gioco», spiega Michela Rossi, in rappresentanza della Foryournetwork, rete d’imprese (M&G Global Service di Almenno San Salvatore, Futura 2000 di Stezzano e La Cenese di Fiorano al Serio) nata circa un anno e mezzo fa, che si è lanciata con successo nella manutenzione e pulizia dei pannelli fotovoltaici.
Sulla progettazione e realizzazione di pannelli fotovoltaici «su misura» si è sviluppato il business della Fsg, sorta per volontà di «quattro amici appassionati di rugby – precisa Fabio Ambrosi, direttore e socio dell’azienda di Seriate – che ha deciso di investire sul cliente, proponendo la migliore soluzione in base alle esigenze e al budget a disposizione». Attività che ha portato l’azienda bergamasca a ricevere il premio come miglior installatore della Panasonic e ad essere chiamata dalla Microsoft Italia per l’installazione dell’impianto fotovoltaico della propria sede di Peschiera Borromeo.
Ancora più vicina alla «rete» l’attività della Mariux Apps di Mario Viviani. «Mi occupo di progettazione e sviluppo di applicazioni per Android», sottolinea l’informatico bergamasco, che dal 2010 a oggi ha realizzato più di 90 applicazioni per oltre 10 milioni di download, di cui ben 5 milioni per il più gettonato, il Super clock wallpaper. «Ora seguo il settore delle applicazioni digitali per B2C (da zienda a cliente) e B2B (da azienda ad azienda), oltre a fornire consulenze per information technology». Per Viviani, questo significa essere diventato un volto noto dalle parti di google e Samsung, cosa che lo ha portato ad entrare tra i primi 100 sviluppatori al mondo per Android.
«La possibilità di fare cose nuove – sostiene Gori – non passa però solo attraverso il virtuale. La professione dell’artigiano può essere rinnovata, la manifattura può trasformarsi e si muovono all’interno di una rete, al fine di potersi regalare un futuro molto interessante».

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Il guru Luna dialoga con Gori in via Torretta, Innovazione e lavoro con l’autore di “Cambiamo tutto”

Da Il Giornale di Bergamo, 25 giugno 2013.

Trasparenza, partecipazione, collaborazione: tre parole d’ordine per cambiare, in meglio, il mondo. Lunedì 1 luglio, alle ore 21, nella Sala Conferenze dell’Associazione Artigiani di Bergamo, Riccardo Luna, autore di Cambiamo Tutto, La rivoluzione degli Innovatori (ed. Laterza) dialoga con Giorgio Gori, presidente di InNova. Si parlerà di innovazione e lavoro “perché – spiega Gori – oggi l’innovazione è il più straordinario fattore di creazione di posti di lavoro”. Ci sono migliaia di startupper che il lavoro non hanno deciso di crearselo, inseguendo un’idea innovativa: nel suo libro Luna racconta le loro storie, piccole e grandi avventure di un’Italia che si rimbocca le maniche e raggiunge, grazie alla rete e all’innovazione, risultati incredibili.
“Anche nella crisi, anche in provincia di Bergamo, sono numerose le esperienze caratterizzate da imprenditorialità e capacità di innovare – dice Gori -. Vogliamo raccontare alcune di queste storie e dare visibilità a quella che Luna definisce ‘la rivoluzione degli innovatori’: un movimento composto da artigiani digitali e innovatori sociali, che con le loro startup stanno cambiando, nel nostro paese e anche nella bergamasca, il mondo del lavoro e non solo. Grazie a loro e al formidabile uso che fanno della rete come strumento di ‘costruzione’ di massa si sta evolvendo anche il modo di fare impresa, condividere le conoscenze e produrre beni”. Perché, come afferma Riccardo Luna nel suo libro: “Il momento migliore per cambiare l’Italia era tanto tempo fa. Ma se non lo abbiamo ancora fatto, il momento migliore è adesso. La strada è una sola. Si chiama innovazione senza permesso”.

Intervengono al dibattito:
Michela Rossi, Foryournetwork – rete d’imprese di manutenzione di pannelli fotovoltaici mediante l’uso di nanotecnologie;
Fabio Ambrosi, FSG, Fotovoltaic Solar Garden – impianti di energie rinnovabili;
Mario Viviani, Mariux Apps – sviluppo applicazioni Android.

Evento organizzato e promosso dall’Associazione InNOVA BERGAMO.

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cambiamo tutto! a Bergamo con RICCARDO LUNA

Lunedì 1 luglio, alle ore 21.00 presso la Sala Conferenze dell’Associazione Artigianivia Torretta 12, Bergamo

RICCARDO LUNA, presidente di “Wikitalia” e di “Che Futuro!”, autore del libro Cambiamo tutto, La rivoluzione degli innovatori, dialoga con GIORGIO GORI, presidente di InNova Bergamo.

Partecipano alla discussione:

Michela Rossi, Foryournetwork – rete d’imprese di manutenzione di pannelli fotovoltaici mediante l’uso di nanotecnologie;

Fabio Ambrosi, FSG, Fotovoltaic Solar Garden – impianti di energie rinnovabili;

Mario Viviani, Mariux Apps – sviluppo applicazioni Android. 

Cambiamo Tutto, La rivoluzione degli Innovatori, Editori Laterza.

Disoccupazione, scarsa competitività, emigrazione giovanile per un momento vengono messe da parte per mostrare un’Italia diversa che sa rimboccarsi le maniche e, grazie alla rete, raggiunge risultati impensabili negli anni passati. Cambiamo tutto è un saggio, a tratti un romanzo, fatto di piccole storie che si intrecciano a grandi avventure, è un libro sul perché dobbiamo essere ottimisti oggi in Italia. Il mondo attorno a noi può cambiare in meglio grazie a tre parole d’ordine: trasparenza, partecipazione, collaborazione. Tutto sta  alla voglia di ciascuno di noi di provarci, di mettersi in gioco, di dare il proprio contributo.

Secondo Luna “è in corso una rivoluzione che sta abbattendo antichi vizi nazionali, è la rivoluzione degli innovatori. Non la fanno riempiendo le piazze o dando l’assalto ai palazzi del potere. Ma cambiando le nostre vite: il modo in cui si fa scienza, si condivide la conoscenza, si fa impresa, si creano posti di lavoro, si producono beni, si amministra la cosa pubblica. Non sono casi isolati. È un movimento. Ci sono migliaia di startupper che il lavoro non lo cercano perché provano a crearselo inseguendo un’idea innovativa. E artigiani digitali che hanno aperto una fabbrica di oggetti sul proprio computer. E innovatori sociali che stanno modificando le istituzioni. Sta cambiando tutto perché abbiamo a disposizione la prima arma di costruzione di massa: internet. Che non è una rete di computer, ma una rete di persone che provano a migliorare le cose senza aspettare niente e nessuno”. E’ l’innovazione senza permesso, quella che cambia le cose nonostante tutto attorno remi contro il cambiamento. Perché quelli che vogliono cambiare il mondo non aspettano. Lo fanno.

L’ingresso alla serata è libero.

Per gentile concessione dell’Associazione Artigiani di Bergamo, per l’occasione sarà disponibile gratuitamente il parcheggio interno.