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Bergamo

Incontro sul turismo

Con il fine di stimolare riflessioni e ragionamenti sulla tipologia di turismo su cui Bergamo possa puntare,  InNOVA Bergamo lo scorso 15 ottobre ha chiesto a Michele Forchini, operatore ed esperto del settore,  di presentare ai soci dell’associazione alcuni dati sul turismo e sulla ricettività bergamasca.

Presenti all’incontro, oltre a numerosi soci e simpatizzanti di InNOVA, anche gli Assessori del Comune di bergamo, Nadia Ghisalberti (Cultura, turismo, tempo libero, marketing territoriale, Expo) e Stefano Zenoni (Assessore alla pianificazione territoriale e mobilità).

Con la sua presentazione Michele Forchini ha evidenziato il concetto che Bergamo e provincia, pur avendo un patrimonio culturale e naturale di grande valore, non riescano a valorizzarlo in modo efficace.

Dai presenti è scaturita una gradevole discussione in cui i ragionamenti e le riflessioni hanno portato ad affermare che il turismo deve essere il risultato di un sistema complesso che permette a qualsiasi soggetto di trovare l’esperienza che cerca sfruttando tutti gli elementi che il sistema locale/territorio gli mette a disposizione.

In questa logica, le azioni combinate tra le politiche culturali (mostre, musei, spettacoli, rassegne), quelle della ricettività (politiche di prezzo, di qualità e di differenziazione), dei trasporti (accessibilità, sviluppo percorsi, prezzi per target) e della comunicazione (uffici IAT, siti web, social network, app di gestione), e dei servizi generali (orari, prenotazioni, pagamenti, segnalazioni, noleggi, condivisioni…) sembrano essere le più efficaci e quelle che meglio consentono lo sviluppo di una vera e propria azione di sistema.

Il problema non è solo quello di intercettare i flussi turistici in arrivo a Orio al Serio, bensì di intercettare anche i flussi di un turismo intercontinentale che passa altrove ma che, in prospettiva, è quello che presenta i maggiori margini di crescita.

Va quindi ripensato l’intero modello turistico che Bergamo attualmente offre: le prossime iniziative come EXPO 2015, la prospettiva di inserire le Mura di Bergamo nel patrimonio UNESCO, e la riapertura dell’Accademia Carrara, una delle più importanti pinacoteche italiane, sono tutti fattori di stimolo e appoggio al progetto di ripensare il modello turistico su cui Bergamo e provincia si sono basate fino ad ora. Per i soci di InNOVA è importante non perdere queste occasioni e aiutare le amministrazioni locali a riprogettare il modello

Scarica la presentazione in pdf le slides della Presentazione sul Turismo di Michele Forchini

 

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QUANTO È “SOCIAL” LA DESTINAZIONE BERGAMO?

Il turismo è un settore molto dinamico, e il suo grado di cambiamento viaggia di pari passo con le innovazioni tecnologiche. Solamente tre o quattro anni fa sarebbe stato impensabile acquistare un biglietto aereo con il proprio smartphone e conservarlo in forma digitale, mentre oggi è la normalità. La stessa cosa vale per gli alberghi, i musei e i ristoranti. Il modo di viaggiare è cambiato e ogni anno la differenza con l’anno precedente si fa sempre più marcata. Molte destinazioni turistiche si sono adeguate, fornendo servizi e infrastrutture tecnologiche, così come gli hotel, i ristoranti, e le compagnie di trasporto. L’Italia come sempre ci ha messo un po’ a capire cosa sta accadendo, ma ora è sulla strada giusta per recuperare il gap (anche se il lavoro da fare è ancora molto).

E Bergamo?

Questa è una domanda che mi sono posto già tempo fa, quando è diventato lampante il cambiamento nel modo di viaggiare dei turisti che grazie agli smartphone e alle app. di sempre più pregevole fattura, hanno radicalmente cambiato il modo di organizzare e vivere il viaggio. Il turista oggi è diventato “social media dipendente”: si affida molto alle opinioni degli altri viaggiatori non solo in fase di pianificazione ma anche durante il viaggio stesso e tende a condividere le sue esperienze praticamente in diretta. Il turista è saturo degli itinerari classici e per questo cerca di uscire dagli schemi e tende a cercare quel “qualcosa” che dia il valore aggiunto al suo viaggio, in poche parole, ricerca l’autenticità e l’unicità. Spiegato così, forse può vuol dire poco, ma fate caso al vostro modo di viaggiare: quanti di voi hanno fatto un check-in con Foursquare durante le vacanze, oppure quante fotografie avete postato su Instagram, Twitter o Facebook? E ancora: sicuramente avrete, almeno una volta, prenotato un hotel tramite Booking o Expedia, o controllato la “reputazione” dello stesso su TripAdvisor. Almeno una volta avrete trovato un commento su un qualcosa di particolare da vedere, o su un ristorante particolarmente caratteristico: questo è il turismo oggi e sarà sempre più così. In questa situazione di particolare “confusione” mediatica non sempre positiva le destinazioni turistiche più dinamiche hanno preso la palla al balzo ed hanno cominciato a cavalcare l’onda, mettendo ordine e diventando una cassa di risonanza per i propri operatori. Anche in Italia abbiamo realtà virtuose come l’APT della Valsugana o come la Toscana (per citare una Regione su tutte) o ancora il Trentino.

E qui si ritorna alla domanda di prima: e Bergamo?

Bergamo vive una situazione particolare: da una parte ci sono operatori pubblici e privati dell’intero territorio provinciale che hanno capito come si sta evolvendo il turismo, dall’altra ci sono enti pubblici che non sono stati in grado di capire ed hanno portato ad una situazione molto confusa sulla “destinazione Bergamo”. Eppure i dati sono interessanti: facendo una breve ricerca con TripAdvisor, a Bergamo risultano recensiti ben 348 ristoranti e oltre 250 tra hotel, b&b, ostelli e altro. Un hotel tra questi è stato ritenuto uno degli hotel migliori d’Italia dagli utenti di TripAdvisor. Spostandosi invece sulla prenotazione vera e propria di strutture, su Booking.com (il maggior portale mondiale di prenotazioni online) sono presenti 360 strutture in tutta la Provincia, su quasi 850 ufficialmente riconosciute. Un dato forse un po’ basso ma che è in continuo e costante aumento. La “reputazione” di Bergamo nel Web è comunque piuttosto alta, merito soprattutto della qualità delle strutture ricettive (sono sempre meno le bettole) e merito dei prezzi comunque contenuti rispetto alla vicina Milano.

Purtroppo ci sono anche situazioni meno positive. È il caso del sito internet (o portale) del turismo provinciale, che pare poco accattivante e per nulla “dinamico”. È costato molti soldi alla collettività ed oltretutto è stato mal indicizzato: se si fa una ricerca su Google USA, ad esempio con la parola “Bergamo”, il sito che promuove il nostro territorio esce al 7° posto. Addirittura con la versione Google italiana non compare nemmeno. Per trovare qualcosa bisogna scrivere “turismo Bergamo” o “visit Bergamo” e allora comparirà ai primi posti nelle ricerche, ma se la stessa ricerca in Google per località come Toscana o Emilia Romagna, subito dopo il sito istituzionale o di Wikipedia, troverete quello dedicato alla promozione del territorio. Il vero problema è che l’ente preposto non sembrerebbe aver mai voluto studiare una politica di promozione strutturata su questo nuovo modo di viaggiare e sui social media nonostante tanti “buoni propositi” in merito. Eppure la grande fortuna turistica di Bergamo e del suo territorio si deve proprio alla dinamicità dei turisti che hanno cominciato a viaggiare con le compagnie low-cost ed hanno iniziato a uscire dai classici “schemi” del turismo italiano ricercando nuovi territori . Per quanto riguarda i social media “ufficiali” la situazione risulta quasi imbarazzante: la pagina Facebook di Turismo Bergamo conta circa 1700 “mi piace” e contenuti all’apparenza poco originali ed accattivanti, mentre l’account twitter ha 300 follower e circa 400 tweet.

Per capire come bisogna usare i social media per promuovere il territorio nel modo migliore e per essere davvero di aiuto ai turisti, vi invito a fare un giro sul sito e sui profili social della Valsugana (www.visitvalsugana.it). Perché ho preso ad esempio la Valsugana? Perché è uno dei territori che ha utilizzato meglio questi strumenti e perché i numeri sono molto simili a quelli del territorio della provincia di Bergamo.

Ho parlato della Provincia, ma non della città di Bergamo volutamente perché le attività turistiche sono in seno a TurismoBergamo, benché a mio parere la città in quanto motore del turismo provinciale avrebbe bisogno di un focus suo specifico. Al momento non esiste nulla ma sarebbe molto interessante lavorare per costruire qualcosa d’interessante sulla città.

Un’idea? Perché non pensare ad una community di persone (fotografi, video-maker, giornalisti, blogger, trend-setter, opinion leader e semplici utenti) che condividano la passione per la città di Bergamo e che diventino una sorta di “social media team” dedito alla promozione del territorio e all’aiuto (virtuale, ma anche no) dei turisti in visita alla città?

 

Michele Forchini

(Sales&Marketing Manager – Siena Hostel)

 

Bergamo

Conoscere e governare la città che cambia – La domanda di città a Bergamo

L’Associazione InNOVA BERGAMO è lieta di condividere pubblicamente la relazione “Conoscere e governare la città che cambia – La domanda di città a Bergamo”, redatta dal Prof. Matteo Colleoni, professore associato di Politiche Urbane all’Università di Milano Bicocca.

Abbiamo organizzato in queste settimane alcuni incontri a beneficio dei soci, invitando ricercatori ed esperti a discutere su queste tematiche. Abbiamo deciso di divulgare progressivamente i materiali usati nelle nostre discussioni per stimolare in modo ampio ed aperto il dibattito esistente sul futuro di Bergamo, anche all’esterno delle nostre riunioni interne. Nelle prossime settimane pubblicheremo nuovi contenuti e arricchiremo ulteriormente il sito internet.

Ringraziamo il Prof. Colleoni per la disponibilità dimostrata.

Ricordiamo infine che l’Associazione InNOVA BERGAMO ha le porte sempre aperte per tutti coloro che sono interessati a curiosare ed eventualmente ad associarsi. Vi invitiamo a scriverci usando la sezione “contatti” di questo sito.

 

Bergamo - Città Alta

Bergamo, una (quasi) città a misura di turista

Michele Forchini, 26 anni, bergamasco, attualmente Sales&Marketing Manager presso l’ostello di Siena (Siena Hostel) ha scritto per InNOVA Bergamo questo breve contributo sul tema del turismo a Bergamo. Si tratta di una riflessione generale ed introduttiva, seguiranno altri post che prenderanno in esame temi più specifici. 

Quando parlo di turismo con gli amici che vivono in città a Bergamo, spesso mi sento dire che Bergamo non è una città adatta ai turisti, in primis perché gli abitanti stessi non li vogliono. Questa pensiero mi ha sempre provocato una certa curiosità, ma a parte alcuni residenti che amo definire “egoisti”, non ho trovato mai una porta davvero chiusa ai turisti o, come preferisco definirli, ai viaggiatori.

Da circa 6 mesi mi trovo a lavorare a Siena, una delle capitali italiane del turismo e senza alcun dubbio una delle mete mondiali più ambite (c’è gente che vive dall’altra parte del mondo che risparmia per una vita per permettersi il lusso di mangiare un gelato in Piazza del Campo). Proprio a Siena ho potuto constatare quanto Bergamo non sia poi così “sfigata”, sia dal punto di vista dei servizi al turista, sia per quanto riguarda il rapporto che gli abitanti locali hanno con i turisti. A Siena i bar hanno gli stessi problemi di ordine pubblico che hanno i locali di Bergamo; gli autobus passano, quando va bene, ogni 30 minuti e c’è un solo vero ufficio turistico, posizionato in Piazza del Campo. Certo, le bellezze che offre Siena sono incredibili e coprono il gap strutturale cittadino, ma sono convinto che anche Bergamo abbia molto da offrire.

Da quanto è iniziata quella che io definisco  “la cura Ryanair” la città di Bergamo e la provincia si sono incredibilmente aperte. Sono nati progetti turistici molto interessanti, come i 2 alberghi diffusi di Ornica ed Onore (unici in Lombardia). Sono sorti in città alberghi di altissimo livello (di recente il primo 5 stelle), ma anche B&B di qualità e diverse strutture già esistenti si sono rinnovate alzando notevolmente il livello del servizio. Bergamo è poi la provincia lombarda con il più alto numero di ostelli (sono 15, ma il dato è destinato a crescere) tra cui il più alto d’Europa, quello del rifugio Curò, situato  sulle Orobie, ad oltre 1800 mt. Sempre in città, nonostante la crisi degli ultimi anni, sono nate nuove attività ristorative e commerciali, spesso innovative e mai banali, con concept sviluppati per essere vissuti sì dai bergamaschi ma anche dai viaggiatori.  Gli autobus che circolano in città tutto sommato hanno orari e frequenze decorose e esistono biglietti cumulativi e card per i turisti. Il quadro insomma non è certo negativo, tuttavia la strada che Bergamo deve percorrere per diventare una vera e propria città a misura di viaggiatore è ancora lunga.

Sono fermamente convinto che gli sforzi vadano indirizzati verso un miglioramento dell’accoglienza, non tanto da parte degli operatori, quanto da parte dei bergamaschi per i quali, se il viaggiatore non è propriamente un problema, non è nemmeno una risorsa. A questo mi sento di aggiungere un ulteriore aspetto: il bergamasco “medio” non ha grande interesse a conoscere ed approfondire le ricchezze della città e della provincia in cui vive. Ovviamente è una generalizzazione, non tutti sono così, anzi, sono sempre di meno (per fortuna), però non si può nemmeno negare che un turista alla ricerca di indicazioni viene lasciato spesso in balìa di se stesso.

Manca poi un progetto serio per il WIFI libero: quello attuale ha ancora molte lacune e soprattutto è poco segnalato. A qualcuno potrà sembrare un aspetto secondario, ma il WIFI libero è ormai uno strumento basilare (dire quasi “vitale”) richiesto dai viaggiatori e può essere di grande aiuto alla promozione della città, grazie per esempio al “passaparola” virtuale che i social media di oggi permettono. Per fare un esempio: se un ragazzo/a australiano si trova in Piazza Vecchia e condivide una foto della Piazza tramite il suo profilo facebook, twitter etc.. diventa lui stesso promotore della città perché i suoi contatti, che si trovano esattamente dall’altra parte del globo, hanno l’opportunità di scoprire un luogo che prima non conoscevano.  Quello dei social media è oggi un passaggio obbligato per chi si occupa di promozione e valorizzazione turistica. Avremo modo di parlarne in maniera più approfondita in un post dedicato.

Abbiamo poi la fortuna di avere in territorio bergamasco menti brillantissime anche nel campo delle nuove tecnologie, del web design, dei social media e dell’IT in genere. Eppure la promozione del nostro territorio passa sempre attraverso strumenti obsoleti, graficamente brutti e poco accattivanti. Insomma, la confezione conta e va curata a dovere. Ma anche su questo punto, torneremo presto con una riflessione ed un’analisi più approfondite.

Voglio chiudere con un pensiero, piuttosto noto, del “Padre” di Slow Food, Carlin Petrini. Un pensiero che ho posto in chiusura, ma che in realtà è IL punto di partenza se si vuole rendere Bergamo una città davvero a misura di turista:

« Il turismo del futuro? Parte dai cittadini residenti, dalla loro qualità della vita, dalla capacità di essere felici, dalla loro cura verso la terra che abitano. I turisti arriveranno di conseguenza»

 

Auto elettrica

“Se l’obiettivo è favorire la diffusione delle auto elettriche, questa è la strada sbagliata”

Stefano Zenoni, socio di InNOVA Bergamo e consigliere comunale della Lista Bruni-Patto Civico, dalle pagine del suo blog si scaglia contro la proposta dell’Assessore alla mobilità Gianfranco Ceci che propone di consentire il transito delle vetture elettriche nelle ztl cittadine.

“A differenza di quanto dichiara l’assessore – spiega Zenoni – l’inquinamento non è certo l’unico problema che pone la circolazione delle auto in città. Il traffico e la congestione lo sono altrettanto”.

“Che inquinino o meno, le auto in certe zone della città creano disagi e ne peggiorano la fruibilità da parte dei pedoni” prosegue Zenoni. “Prendiamo l’esempio di Città Alta: le automobili nelle strette vie di Città Alta danno fastidio, impediscono il passeggio e costringono i pedoni a schiacciarsi contro i muri degli edifici. Già c’è un bel viavai, tra residenti e fornitori, ci manca solo di aggiungere il turista della domenica (o del lunedì, o del sabato…) che con la sua bellissima auto non inquinante (magari noleggiata ad hoc) scorrazza per le vie interne come farebbe in un campo da golf”.

Neppure il numero esiguo di auto può essere portato a supporto del provvedimento, “innanzitutto perché ci auguriamo tutti che i veicoli elettrici si diffondano sempre di più ed in secondo luogo perché ne basta una sola in transito per infastidire i pedoni”.

“Se il Comune desidera favorire la diffusione delle auto elettriche – conclude Zenoni – si prosegua sulla strada degli sgravi economici, favorendo, ad esempio, la sosta gratuita nei posti blu (come proposto e attuato, peraltro, dallo stesso Assessore Ceci), ma, per amore di patria, non si trasformi la Corsarola in una passerella per le concessionarie d’auto della zona”.

Teatro

A Bergamo un grande Festival per Donizetti. Quello che c’è ha bisogno di un nuovo «format»

L’intervento del presidente di InNOVA Bergamo Giorgio Gori su Corriere Bergamo, 4 settembre 2013.

Un festival dedicato a Donizetti? Ma esiste già dal 2006!
La proposta del maestro Ceccato, intervistato dal Corriere, deve essere apparsa piuttosto bizzarra agli addetti ai lavori e agli appassionati di opera. Dunque il grande maestro era disattento? O in questo caso ha peccato di ingenerosità? Né uno né l’altro, a mio avviso. Scopo principale dell’intervista – perfettamente colto – era quello di mettere finalmente Donizetti, uno dei cinque grandi compositori d’opera di tutti i tempi, al centro del dibattito della città, soprattutto in vista della candidatura a Capitale europea della cultura 2019. Com’è possibile che Bergamo non capisca che Donizetti è un importante veicolo della propria promozione sulla scena internazionale? Altre città hanno saputo valorizzare assai meglio i propri talenti, rilanciando il proprio territorio attraverso un evento di livello. Se il maestro Ceccato non si è «accorto» del Bergamo Musica Festival Gaetano Donizetti, e altri con lui, vale la pena chiedersi cosa sia mancato, visto che esiste da diversi anni. La mia ipotesi è che si tratti di un problema di format, di riconoscibilità e di comunicazione. Il Festival è infatti una creatura di difficile classificazione. Scorrendo il programma 2013 colpisce la quantità e la qualità degli appuntamenti, ed è però difficile riconoscere un inizio e una fine, senza contare che il mix tra opere donizettiane e appuntamenti dedicati ad altri autori rischia di rendere la proposta dispersiva e difficilmente comunicabile. Un festival dovrebbe avere un profilo e una durata più circoscritti. Il variegato cartellone di Bergamo Musica, esteso all’intera stagione musicale, andrebbe cioè distinto da quello del vero e proprio Donizetti Opera Festival.
Per essere percepito come tale, un grande evento dovrebbe necessariamente concentrarsi in non più di tre settimane – probabilmente a settembre – e mobilitare l’intera città. Ovviamente il Festival rientrerebbe nella programmazione più generale, ma se ne distinguerebbe in termini di comunicazione e marketing (essendo in primo luogo indirizzato ad un target do non residenti, come i grandi festival di Pesaro o di Salisburgo). Nel quadro del Festival andrebbe prevista la rappresentazione di almeno un’opera «maggiore» di Donizetti, intorno alla quale costruire una serie di eventi collaterali che attraversino la città (mostre, dibattiti, fino ai menù dei principali ristoranti), oltre ad un paio di opere meno conosciute e concerti di altri autori collegati al grande compositore. Si tratterebbe quindi, principalmente, di dare una confezione decisamente più «vendibile» all’offerta già ben costruita in questi anni. Per tutto questo, dobbiamo attendere il 2019? A mio parere assolutamente no: se vogliamo che l’appuntamento guadagni una riconoscibilità internazionale per quella scadenza è necessario inaugurare ben prima la nuova configurazione, a mio avviso sin dal 2016. Ci vorranno più risorse, ma in una misura non esagerata. Pesaro investe 8 milioni nel festival dedicato a Rossini, ma per ogni euro speso il territorio ne ricava almeno 7. Per il Donizetti Opera Festival (e per l’intera stagione di Bergamo Musica) potrebbero bastare 3,4/4 milioni, con la ragionevole possibilità di attingere alla linea dei finanziamenti FUS specificatamente destinati ai festival e di coinvolgere sponsor privati. Prima di allora però ci aspetta l’Expo. E anche qui, io credo, Bergamo non può avere dubbi: Donizetti è la miglior carta da giocare (seppure non l’unica) per cercare di attrarre una quota del flusso turistico previsto.
L’intervista dell’assessore Sartirani accenna ad un «esperimento di distribuzione intensiva» dei titoli più popolari. Se ben capisco, è esattamente ciò che proporrei. Ai visitatori che da maggio ad ottobre 2015 visiteranno l’Expo, Bergamo deve offrire il «pacchetto» più riconoscibile della produzione di Donizetti: tre opere – Lucia di Lammermoor, Elisir d’amore e Don Pasquale – rappresentate ogni fine settimana per almeno quattro mesi e inserite nei pacchetti degli operatori turistici. Per contenere i costi le opere potrebbero essere eseguite anche con formazione orchestrale ridotta, e in tal caso il Teatro Sociale costituirebbe forse la sede più adatta. L’importante è puntare all’obiettivo: sfruttare Expo 2015 per attrarre a Bergamo il maggior numero di visitatori, sapendo che Donizetti è una leva importantissima, da usare nel modo migliore.

 

BG turismo

Un’offerta coordinata e riconoscibile per rilanciare Bergamo

Pubblichiamo di seguito il contributo del presidente di InNOVA Bergamo, Giorgio Gori, pubblicato su la Rassegna, il 20 giugno 2013.

Non sono tra quelli che ritengono che il turismo sia destinato a rimpiazzare la vocazione manifatturiera della nostra provincia; o meglio, mi auguro vivamente che ciò non debba accadere. Al contempo sono assolutamente convinto che il turismo possa nei prossimi anni rappresentare una fondamentale leva di sviluppo e di creazione di ricchezza per il nostro territorio.

Purché il territorio si dia una mossa. La sensazione è infatti che ci si creda fino ad un certo punto, e che manchi fin qui una visione complessiva. I secoli e una tradizione di buona amministrazione ci hanno consegnato una città di straordinaria suggestione paesaggistica, ricca di tesori d’arte e – ancora – di gradevolissima vivibilità. L’impressione è che si pensi che questa eccellenza dovrebbe di per sé bastare per attrarre frotte di turisti da tutto il mondo, e allo stesso modo per primeggiare tra i molti centri che si sono candidati al ruolo di Capitale europea della Cultura per il 2019. Non è così, non basta. Città Alta e i Colli sono gemme di straordinaria bellezza, così come le nostre valli, ma per fare in modo che i turisti italiani e stranieri arrivino a scoprirne la meraviglia dovremmo innanzitutto cercare di attrarli qui, disponendo i pezzi pregiati di cui disponiamo in modo tale che siano valorizzati ed efficacemente comunicabili.

Quest’ultimo elemento del puzzle, la comunicazione, sembra fin qui essere il più trascurato. Bergamo è bella- ma chi lo sa? Una strategia coordinata sulla rete, e in particolare sui social network, mi pare ciò che oggi più difetta alla “vendibilità” della città (e si consideri che l’elemento oggi più importante per affermare la reputazione di una meta turistica è rappresentato dai commenti in rete di chi ci è stato; ragione in più per trattare al meglio i turisti che raggiungono Bergamo, e per amplificare – con le dovute tecniche – i loro apprezzamenti online).

Quanto ai “pezzi pregiati”, una spolverata all’argenteria non guasterebbe. L’Accademia Carrara è chiusa da cinque anni e, sperando che nel 2014 possa riaprire, ha bisogno di una forte attività di comunicazione che ne qualifichi l’assoluto rilievo internazionale e di una coraggiosa politica di mostre evento che ne rinnovi di frequente l’appeal. Per capirci: sono passati 15 anni dalla mostra dedicata a Lorenzo Lotto e ancora viviamo di quel ricordo. Esistono a Bergamo,in ambito artistico, competenze che l’attuale governance della Carrara non sembra in grado di valorizzare. Per questo, dovremmo forse anche immaginare degli eventi “fuori salone”.

Gaetano Donizetti è considerato uno dei cinque maggiori compositori d’opera mai vissuti. Bergamo ne è consapevole? Il Bergamo Musica Festival è una piccola perla, ma non rappresenta un sufficiente elemento di caratterizzazione della città intorno alla figura del grande musicista. Donizetti è per Bergamo ciò che Rossini è per Pesaro. Da quell’esperienza possiamo trarre insegnamento e indirizzo. Anche gli aspetti museali – sempre riferiti a Donizetti – non sono oggi all’altezza della scommessa turistica della città. Donizetti merita di meglio, anche attraverso l’uso delle più moderne tecnologie.

Esiste poi un problema di percorsi. Il tema dell’accesso a Città Alta è ben lungi dall’essere risolto. L’accerchiamento da parte dei mezzi privati ne soffoca le potenzialità attrattive; la mancanza di parcheggi dedicati ai residenti giustifica l’occupazione da parte delle auto di alcune tra le piazze più belle del borgo medievale. E i turisti, quelli che ci arrivano, tendono a concentrarsi tutti sulla “vasca” della Corsarola, trascurando angoli preziosi e i meravigliosi tracciati pedonali dei Colli. Andrebbero indirizzati e aiutati a scoprire che Città Alta va ben oltre quell’unico percorso affollato. Che dire poi dei borghi di Città Bassa, ricchi di fascino e monumenti almeno quanto la città sul colle ed ad oggi quasi ignorati dai flussi di visitatori?

Esiste poi una Bergamo contemporanea che, a mio avviso, può essere ugualmente di grande interesse turistico. La strepitosa avventura di Bergamo Scienza, capace di calamitare oltre centomila visitatori durante l’evento annuale, è l’espressione di una vocazione in nuce, legata alla conoscenza, che Bergamo dovrebbe coltivare con maggiore convinzione e continuità, partendo da quell’esperienza, dall’Università e dalle sue attuali eccellenze (dal Mario Negri al Kilometro Rosso, oltre ovviamente al nuovo ospedale). Lì c’è una traccia per il lavoro da fare nei prossimi anni.

Certo, i collegamenti con il resto del mondo sono ancora molto carenti. L’aeroporto rappresenta una fondamentale leva di sviluppo anche per il turismo, ma la mancanza di un link ferroviario pesa sulla possibilità di intercettare una significativa porzione dei flussi che attraversano lo scalo. La stessa relazione con Milano – della cui area metropolitana Bergamo rappresenta il cluster più promettente rispetto alla cultura e al tempo libero – è certamente frenata dall’indisponibilità di un collegamento su rotaia al passo coi tempi.

Alcune di queste cose richiederanno tempo ed investimenti che solo parzialmente dipendono dalla nostra mobilitazione. Altre sono invece alla nostra portata.

Possiamo cominciare con il fare squadra, per esempio. Il recente esperimento di “In Gruppo”, l’iniziativa promozionale che ha riunito tutti i più importanti ristoratori della provincia, dimostra che insieme si è molto più forti. Lo stesso dovrebbe valere per il settore dell’accoglienza alberghiera, e per il commercio. Solo la capacità di comporre un’offerta coordinata, riconoscibile, può consentire a Bergamo di giocare la partita della competizione territoriale con qualche probabilità di successo. Il “Distretto del Commercio”, se potenziato, può ambire ad un rilievo su scala regionale, ed attrarre flussi da Milano. Servirebbe una piattaforma unica, per raccontare la città al “mondo”, per le prenotazioni degli alberghi, per la comunicazione degli eventi e per il ticketing dei musei e degli spettacoli. Io il futuro lo immagino così. Per arrivarci dovremo abituarci a lavorare insieme, soggetti pubblici e privati, associazioni di categoria e sponsor. “Apertura” e “condivisione” mi paiono i due concetti chiave per fare di Bergamo una meta turistica di primaria importanza.